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Già all’inizio dell’Impero romano, il traffico nella Città Eterna era complicato da gestire, una soluzione fu trovata da Giulio Cesare.
Giulio Cesare è stato il fautore della fine della Repubblica, con il passaggio all’epoca imperiale, al termine di un processo politico che lo vedrà diventare il padrone incontrastato della Città Eterna, fino alla congiuria ordita nei suoi confronti. Convinto della necessità di un regime forte, si fa nominare dittatore a vita e vara alcune riforme, una agraria, l’avvio di opere pubbliche, la fondazione di colonie romane nelle province e l’aumento del numero dei senatori. Cambiamenti sostanziosi sotto tanti punti di vista, dagli interventi militari allo sviluppo architettonico e alle riforme in campo sociale.
Negli scritti di Seneca, Plinio il Giovane o Giovenale è sottolineato il caos provocato dal traffico dei carri, con frequenti incidenti mortali e il bisogno di porre rimedio a questa situazione pericolosa. A proporre una soluzione fu proprio Giulio Cesare che nel 45 a.C. si impose sui senatori, più reticenti sulla sua introduzione, dando vita al primo vero codice della strada della storia. Tra gli obblighi fu inserito il divieto di ingresso nelle ore diurne dei carri nel centro cittadino, ad eccezione di quelli di soccorso.
Da quel momento ci si poteva spostare soltanto a piedi, parcheggiando il proprio mezzo fuori dalle mura, mentre le ricche matrone e le personalità più influenti si spostavano su lettighe, il corrispettivo degli odierni taxi. In questo modo nasce la ZTL. Un altro aneddoto riportato dagli storici è il fatto che questo divieto riguardava anche l’ambito dell’edilizia e costringeva i muratori a portare pietre e marmi nelle ore notturne, fatto che testimonia che le notti nell’Antica Roma non erano per niente silenziose.
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