Nun te preoccupà’: il detto romano che cura ogni ansia
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Questo detto sottolinea il fatto che sprofondare nella tristezza non aiuta a recuperare una situazione difficile o uno sbaglio.
Quando ci troviamo in un momento no, non serve a molto piangersi addosso. Accettare di non stare bene è il primo passo per cercare di risollevarci ma serve poi una reazione, un comportamento attivo per recuperare il sorriso. Capire qual è il nocciolo della questione consente di individuare la soluzione per tirare un sospiro di sollievo e ricominciare a progettare i propri impegni e il proprio quotidiano con un carico inferiore di stress e di ansia. Chiudersi in casa, mettersi a letto con il cuscino ad asciugare le lacrime può essere utile in un primo momento, come sfogo al dolore, ma non si può restare poi bloccati in se stessi.
Cercare di esternare con qualcuno di fidato ciò che non va può aiutare ma si deve essere pronti a comunicare all’altro e ognuno ha i suoi tempi. Chiudersi a riccio è un metodo frequente per convincersi che in questo modo nessuno ci recherà ulteriore dolore ma, con il passare dei giorni, il malessere non viene alleggerito. Non agire è sinonimo di fallimento perchè fa subentrare solo rimpianti e dispiaceri, con la convinzione che col senno di poi le cose potevano andare meglio.
La tristezza è passeggera come ogni stato d’animo e può bastare una scintilla per iniziare a riprendere in mano la propria vita, finendo per non comprendere il motivo per cui ci trovavamo a soffrire così tanto, per una persona o per una situazione che non ci soddisfaceva. “Cent’anni de pianti, nun pagheno un sòrdo de debiti” è la saggia espressione popolare in romanesco che ci ricorda quanto lamentarsi di ciò che non va non sia sufficiente per sistemare una questione in sospeso.
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