Christmas World, il villaggio di Babbo Natale di Villa Borghese
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È un duello che va avanti all’incirca dal dopoguerra; ha diviso compagnie di amici e famiglie, ha ispirato cantanti e poeti, insomma la battaglia tra Coca Cola e Chinotto imperversa fino ad oggi!
Era il lontano 1886, l’8 maggio di circa 135 anni fa, quando nel nuovo continente americano, nella città di Atlanta, un farmacista di nome John Stith Pemberton, mescolava e intrugliava ingredienti all’interno della sua casa facendo così nascere la ricetta della Coca Cola. Il suo obiettivo non era creare una bevanda gassata per fondarci su un impero miliardario, quanto invece quello di dare vita ad un “tonico”, come si diceva allora, un rimedio contro emicrania e nevrastenia. Proprio come si vede nei film americani, possiamo immaginare John come un farmacista alla ricerca della ricetta segreta che gli avrebbe svoltata la vita. Messo a punto questo sciroppo cominciò a fare il giro delle farmacie proponendo di venderla a bicchieri per curare, oltre le malattie che abbiamo già elencato, anche l’impotenza! Mo’, che ‘na scusa pe’ non fa’ l’amore sia quella der mal de testa lo sapemo tutti, ma che c’entra co’ l’impotenza? Questo forse non lo sapremo mai! Sta di fatto che le farmacie iniziarono a venderla e la bevanda cominciò ad avere successo.
Dopo circa 20 anni di vendita all’interno delle farmacie si capì che questo tonico de curativo c’aveva ben poco, così cominciò ad uscire dagli empori sanitari per entrare nei negozi di bibite; da quel momento in poi il successo fu straordinario. La bevanda cominciava ad essere bevuta in tutti gli Stati Uniti e negli anni ’20 sbarcò anche qui da noi. Le limitazioni del fascismo però non ne consentirono più la vendita per circa vent’anni e la Coca Cola tornò ad essere bevuta di nuovo da romani e italiani solo dopo la seconda guerra mondiale.
Noi italiani però, ma soprattutto noi romani, non siamo rimasti a guardare e per fare concorrenza alla bevanda a stelle e strisce, l’imprenditore romano Pietro Neri, immaginava una bibita che potesse battagliare con gli americani sullo stesso campo di battaglia. L’idea però non era cercare di copiare la bevanda del farmacista di Atlanta, quanto piuttosto quella di inventare una bevanda originale, che potesse dare un’alternativa al pubblico. Così, nonostante lo stesso color caramello, nacque il chinotto, una bibita dissetante e frizzante come la Coca Cola ma tutta italiana. La sua ricetta infatti non prevedeva l’utilizzo di noci di cola ed estratti dalle foglie di coca, come la bevanda americana, ma la spremitura del chinotto, un agrume che veniva e viene coltivato quasi solo in Italia. Nel 1949 dunque, dall’incontro di questo frutto con le acque della sorgente San Rocco, situata a Capranica nella Tuscia viterbese e a qualche chilometro da Roma, nasceva il Chinotto Neri, destinato a spaccare il mercato delle bevande gassose.
Una invenzione tutta romana dunque, che nel corso degli anni ha dato molto filo da torcere al potere infinito della multinazionale americana, che avendo alle spalle un’azienda assai più longeva e con molto capitale sembrava dovesse fagocitare la neo bevanda romana. Così non è stato e anche se durante la fine del secolo scorso, il chinotto sembrava essere sparito dai bar e dalle nostre tavole, ultimamente si è imposto di nuovo con rinnovato vigore sul mercato. Probabilmente non sarà mai in grado di competere a livello globale con Coca Cola, ma almeno in Italia, la sua buona dose di pubblico il chinotto ancora ce l’ha!
E voi invece che tipo di bevitori siete? Quelli da bevanda dolce e ultra gassata, di cui ancora non si riesce a capire l’ingrediente segreto oppure portate avanti la ricetta italiana della bibita frizzante amarognola, nata a Roma dopo la guerra? Fateci sapere e taggateci nelle vostre stories!
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