Piazza di Santa Maria Liberatrice: il salotto verde di Testaccio
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Perché chiamarlo ‘piccolo Colosseo’ è l’errore più pigro che puoi fare (e cosa c’è dietro quelle finestre rinascimentali).
Se c’è un monumento che incarna perfettamente il concetto romano di ‘fare di necessità virtù’, quello è il Teatro di Marcello. Per i turisti è spesso solo un’anteprima del Colosseo, una sorta di ‘antipasto archeologico’ da fotografare mentre si va verso il Ghetto. Ma per chi Roma la mastica davvero, questo non è un teatro: è il primo, vero ed esclusivo condominio di lusso della storia. Guardatelo bene: sopra le arcate in travertino che hanno visto i tempi di Augusto, spuntano finestre, panni stesi e terrazze. È la stratificazione romana che si fa architettura abitativa.
Inaugurato nel 13 a.C., il teatro poteva contenere 15.000 spettatori. Era il palcoscenico della Roma imperiale, ma a differenza del Colosseo, che è rimasto un gigante solitario e monumentale, il Teatro Marcello si è dovuto reinventare per sopravvivere. Nel Medioevo è stato una fortezza, poi è diventato il palazzo dei Savelli e infine degli Orsini. Questa evoluzione ha creato un cortocircuito temporale pazzesco: la parte bassa è il 13 a.C., quella alta è il pieno Rinascimento. Non è una rovina, è una casa. Ed è forse la casa più ambita di tutta la Capitale.
Entrare in quegli appartamenti è un sogno proibito per quasi tutti i romani. Si dice che gli interni siano un labirinto di stucchi, soffitti a cassettoni e pareti che poggiano direttamente sui pilastri romani. Ma la vera magia del Teatro di Marcello la si vive da fuori, camminando lungo via del Portico d’Ottavia al tramonto. Qui l’acustica è ancora quella di duemila anni fa: le voci rimbalzano sul travertino e si mescolano ai rumori dei ristoranti del Ghetto.
Sapevate che il Colosseo ha letteralmente ‘copiato’ dal Teatro di Marcello? Qui è nato lo schema della sovrapposizione degli ordini (dorico sotto, ionico sopra) che poi è diventato lo standard mondiale per gli anfiteatri. Senza questo prototipo a ridosso del Tevere, l’Anfiteatro Flavio probabilmente non sarebbe così armonioso.
Per capire il Teatro di Marcello non devi guardarlo dal marciapiede opposto. Devi scendere le scalette laterali e camminare proprio sotto le arcate, nel corridoio che separa il monumento dall’area archeologica dei templi. Lì, tra i frammenti di marmo sparsi a terra, capisci quanto sei piccolo rispetto alla storia. Se vuoi fare l’esperienza definitiva, cerca i biglietti per i ‘Concerti del Tempietto’: ascoltare musica classica di notte, tra queste pietre millenarie con la brezza che arriva dal fiume, è una delle poche cose che ancora ti fa sentire il brivido di vivere a Roma.
Proprio accanto al teatro svettano tre colonne solitarie. Sono del Tempio di Apollo Sosiano. La cosa interessante? Furono rialzate solo nel 1940, durante gli sventramenti fascisti. Prima erano letteralmente sommerse dalle case popolari che erano cresciute addosso al teatro come muschio. È il promemoria che Roma è una cipolla: ogni volta che sbucci un secolo, ne trovi un altro pronto a sorprenderti.
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