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I 3 parchi dove i romani ricominciano a correre a settembre

Finito il caldo, le ville tornano piene all’alba e al tramonto. Tre parchi con tre caratteri diversi, per tre modi diversi di rimettersi in moto.

 

Succede ogni anno nello stesso momento. Per tutto agosto i parchi romani sono vuoti a qualsiasi ora, poi arriva settembre e all’improvviso alle sette del mattino ci sono file di gente che corre.

È il rientro, ed è anche il periodo dell’anno in cui a Roma correre è più piacevole: le temperature scendono, la luce dura ancora abbastanza, e non c’è ancora il fango di novembre.

Il problema è scegliere dove. Perché i parchi romani si somigliano poco, e ognuno impone un tipo di corsa diverso.

1. Villa Doria Pamphilj: quello dove si va sul serio

È il parco pubblico più grande di Roma e resta il punto di riferimento per chiunque corra con una certa regolarità.

Il motivo è semplice: è abbastanza esteso da permettere percorsi lunghi senza ripetere sempre lo stesso anello, e ha una varietà di terreno che consente di scegliere tra asfalto, sterrato e sentieri.

Non è però piatto. Ci sono salite vere, e chi ci arriva pensando a una corsa tranquilla se ne accorge dopo poche centinaia di metri.

Il rovescio della medaglia è l’affollamento nei fine settimana, quando il parco diventa anche il luogo delle famiglie, dei cani e delle biciclette. Chi vuole correre in pace ci va nei giorni feriali, presto.

2. Villa Ada: quello per le gambe

Villa Ada è più piccola ma molto più impegnativa, perché è costruita su un rilievo e i percorsi salgono e scendono di continuo.

È il parco giusto per chi vuole lavorare sulla forza senza fare ripetute su una salita sola: qui il dislivello arriva da solo, distribuito lungo tutto il tracciato.

Ha anche una caratteristica che pochi altri parchi romani offrono: parti fitte di bosco, in cui si perde completamente il riferimento della città. Nella parte alta si sentono solo i propri passi.

In compenso il fondo è irregolare in diversi tratti, e dopo la pioggia alcune zone diventano scivolose.

3. Il Parco degli Acquedotti: quello dove si corre guardando altro

È l’opposto dei primi due: pianeggiante, aperto, senza ombra.

Correre agli Acquedotti significa avere davanti chilometri di prato e una fila di archi antichi. È il posto meno faticoso dei tre dal punto di vista tecnico e il più impressionante dal punto di vista visivo.

La mancanza di ombra però è reale: in estate è impraticabile a metà giornata, e anche a settembre conviene andarci presto o nel tardo pomeriggio.

È anche il parco in cui la corsa si trasforma facilmente in camminata, perché a un certo punto ci si ferma a guardare. Che è un difetto solo se si sta preparando qualcosa.

Le regole non scritte

Nei parchi romani ci si saluta poco ma ci si scansa molto: la regola informale è tenere la destra e superare a sinistra, come sulle strade.

L’altra regola riguarda l’acqua. Quasi tutti i parchi hanno fontanelle, ma non tutte sono attive tutto l’anno e alcune vengono chiuse nei periodi di crisi idrica. Chi fa percorsi lunghi conviene che verifichi prima o si porti la borraccia.

Ce n’è una terza, che riguarda i cani. Nelle ville romane la percentuale di cani liberi è alta, e in alcuni punti superano di numero le persone. Chi corre farebbe bene a rallentare all’avvicinarsi di un gruppo, invece di tirare dritto: è il modo più semplice per evitare inseguimenti involontari.

È anche il motivo per cui i corridori più esperti evitano le fasce orarie centrali del mattino nei fine settimana.

Il momento della giornata

A settembre la finestra migliore è quella tra le sette e le nove del mattino: fresco, luce buona, parchi già aperti e ancora poco affollati.

La seconda opzione è il tardo pomeriggio, ma con un limite pratico: le ville chiudono al tramonto, e a fine settembre il tramonto arriva prima di quanto ci si aspetti. Farsi trovare dentro a cancelli chiusi è un classico romano di ottobre.

Un’accortezza in più per settembre: la temperatura può scendere parecchio all’alba rispetto al pomeriggio, con escursioni notevoli. Partire vestiti come si era ad agosto è l’errore classico della prima settimana.

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