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Ecco la ricetta originale e la storia di un piatto tipico della cucina romana, perfetti per accompagnare un secondo di carne come l’abbacchio o il capretto.
I carciofi alla giudia sono un piatto della cucina ebraico-romanesca, la cui origine è molto antica, tanto da essere menzionati in ricettari e memorie del XVI secolo, nato nel ghetto ebraico della Città eterna. Per realizzare questa ricetta è necessario utilizzare i carciofi cimaroli, coltivati tra Ladispoli e Civitavecchia. Questo tipo di carciofo è tondo, tenero e senza spine, dettaglio che consente di consumarli senza scartare niente, una volta cotti. Se i carciofi alla romana sono cotti in tegame, quelli alla giudia sono fritti.
Sono un piatto tradizionale del menù di Pasqua e si possono servire sia come contorno a piatti di carne, come l’abbacchio o il capretto o come contorno ai piatti di pesce, come nella ricetta del baccalà. Valgono anche come antipasto. Per prepararli va affilato un coltello piccolo e dopo aver tagliato le foglie esterne più dure, partendo dal torso verso le cime, si monda il gambo della corteccia più esterna, tagliando a pochi cm dall’attaccatura del carciofo stesso che assumerà una forma sferica e saranno pronti per la cottura.
I carciofi sono messi a friggere con molto olio e dopo 20 minuti sono aperti a forma di rosa, si rimettono in padella nell’olio per pochi minuti, si fanno scolare su una teglia bucata, pronti per essere serviti. Esiste un locale, che ha compiuto 100 anni di storia, che è famoso per avere nel suo menù dei prelibati carciofi alla giudia ed è la trattoria da Giggetto, che si trova in via del portico d’Ottavia.
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