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La casa di Alberto Moravia sul Tevere è rimasta com’era: si può visitare

All’ultimo piano di un palazzo sul Lungotevere c’è ancora la scrivania, la macchina da scrivere e la libreria dello scrittore. Come si entra e cosa si vede.

 

Ci sono musei che raccontano un autore attraverso gli oggetti. E poi c’è questo, che non racconta niente: fa entrare in casa.

L’appartamento all’ultimo piano di un palazzo sul Lungotevere della Vittoria, nel quartiere Della Vittoria, è quello in cui Alberto Moravia ha vissuto e lavorato dal 1963 fino alla morte, avvenuta il 26 settembre 1990.

Ed è rimasto quasi esattamente com’era.

Perché proprio lì

Moravia era nato a Roma nel 1907 e aveva vissuto in diverse case della città, tra cui una nel centro storico, a due passi da piazza del Popolo.

Il trasferimento sul Lungotevere avviene negli anni Sessanta, in una fase precisa della sua vita: la fine del matrimonio con Elsa Morante e l’inizio della relazione con Dacia Maraini, con cui condivide l’appartamento per una quindicina d’anni.

La scelta della zona non è casuale. È una Roma diversa da quella dei rioni storici: viali larghi, palazzi degli anni Trenta, il fiume sotto le finestre. Una città più moderna e più europea, che a Moravia interessava.

Cosa si vede

La casa è organizzata come una casa, non come un percorso espositivo.

C’è lo studio, con la scrivania e la macchina da scrivere. C’è la biblioteca, che occupa gran parte degli spazi e che è il vero centro dell’appartamento: migliaia di volumi, disposti come li aveva lasciati lui.

C’è il salotto, che è stato per decenni uno dei luoghi di incontro della cultura italiana: da lì sono passati scrittori, registi, artisti e intellettuali di più generazioni.

E ci sono gli oggetti dei viaggi. Moravia viaggiava molto, soprattutto in Africa, e la casa è piena di maschere, sculture e oggetti riportati da quei viaggi. Non sono souvenir: sono parte del modo in cui guardava il mondo.

Dalla terrazza si vede il Tevere. È la stessa vista che aveva lui lavorando.

Un elemento che colpisce è l’ordine della biblioteca. Non è una raccolta decorativa: i volumi sono organizzati per uso, con i libri di lavoro a portata di mano e il resto distribuito nelle altre stanze.

Si capisce a colpo d’occhio che era una casa in cui si leggeva molto e si buttava poco.

Come si visita

Questa è la parte che va organizzata bene, perché non è un museo ad accesso libero.

L’appartamento è aperto al pubblico solo in giornate stabilite, generalmente una volta al mese, e l’ingresso avviene esclusivamente tramite visita guidata su prenotazione.

I gruppi sono piccoli, perché lo spazio è quello di una casa privata. Le prenotazioni si aprono con anticipo e i posti si esauriscono, va inoltre segnalato che, per ragioni strutturali, l’accessibilità è limitata: chi ha difficoltà motorie deve informarsi prima.

Calendario, orari e modalità cambiano: vanno verificati sui canali ufficiali prima di programmare la visita.

Chi era Moravia, in breve

È stato uno degli scrittori italiani più letti e tradotti del Novecento, autore di romanzi che hanno raccontato la borghesia italiana con uno sguardo che all’epoca risultò scomodo.

Fu anche giornalista, saggista, critico cinematografico e, negli ultimi anni della sua vita, parlamentare europeo.

Roma è presente in gran parte della sua opera, e non solo come sfondo: in alcuni libri è la struttura sociale della città a generare la storia. I suoi racconti romani restano una delle descrizioni più precise della città del dopoguerra.

Perché una casa dice più di un museo

Perché mostra le proporzioni: vedere quanto era piccola la scrivania su cui sono stati scritti alcuni dei romanzi italiani più noti del secolo, o quanto spazio occupavano i libri rispetto a tutto il resto, comunica qualcosa che nessuna biografia riesce a comunicare.

E perché fa capire una cosa banale ma facile da dimenticare: che gli scrittori sono persone che stanno sedute in una stanza per moltissime ore.

Il quartiere intorno

Vale la pena arrivarci a piedi lungo il fiume, perché la zona è poco frequentata dai visitatori e conserva un’atmosfera residenziale che nel centro non esiste più.

È una Roma di primo Novecento, ordinata e alberata, che sta a pochi minuti dal Vaticano e sembra a chilometri di distanza.

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