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L’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte aveva come scopo quello di dare sepoltura ai morti,
trovati in campagna o annegati nel Tevere. La chiesa, dall’insolita pianta ovale, ha una cripta
sotterranea.
Nel rione Regola e in via Giulia si trova la chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte, fatta costruire dalla confraternita omonima nel 1573 insieme all’oratorio annesso per poi essere ristrutturata nel 1737 da Ferdinando Fuga e consacrata l’anno successivo. La confraternita aveva lo scopo di dare sepoltura ai morti, trovati in campagna o annegati nel Tevere, senza identità o che non potevano ricevere una degna sepoltura. Per questo motivo fu fatto costruire anche un cimitero, in parte sotterraneo e in parte sulle rive del Tevere, che fu distrutto nel 1886 con la costruzione dei muraglioni del fiume.
Sulla facciata settecentesca, decorata con lesene e simboli macabri, spiccano due targhe. La prima vede rappresentato uno scheletro alato con la scritta in latino: “Oggi a me, domani a te”. La seconda raffigura la morte seduta che, tenendo una clessidra alata in mano, osserva un uomo morente.
Una cupola sovrasta l’interno molto suggestivo, a pianta ovale e caratterizzato da un susseguirsi di forme concave e convesse.
La chiesa ospita numerose opere di notevole valore artistico e molte decorazioni che fanno riferimento alla vita dopo la morte, tra cui il Riposo in Egitto di Lorenzo Masucci, una copia del San Michele Arcangelo di Guido Reni, la crocifissione di Ciro Ferri nell’altare maggiore, gli affreschi di Giovanni Lanfranco con raffigurati Sant’Antonio Abate e San Paolo di Tebe e San Simeone Stilita. La cripta sotterranea che ospitava una parte del cimitero della confraternita, oggi è un ossario dove le sculture e anche i lampadari sono fatti con le ossa, insieme a numerosi teschi, di cui alcuni che riportano sulla fronte l’anno di morte, la causa del decesso e il luogo del ritrovamento.
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