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La Chiesa di Santa Maria in Aquiro ha subito diversi restauri degni di nota nel corso della sua lunga storia e presenta all’interno diverse iconografie dedicate alla Madonna.
La Chiesa di Santa Maria in Aquiro si trova in piazza Capranica ed è tra le più antiche della Capitale. La prima notizia storica è risalente al pontificato di papa Gregorio III (731-741) in cui avvenne un restauro, fatto che implica la sua esistenza precedente, con un piccolo oratorio poi implementato. Il termine in Aquiro, secondo alcuni deriverebbe della parola latina circus, che in età repubblicana romana doveva trovarsi nell’adiacente Campo Marzio. Secondo altri deriverebbe da aqua, da porre in relazione all’acquedotto Vergine che transitava nella vicina via del Seminario.
Nel XVI secolo fu affidata alla Confraternita degli orfani, e fu ricostruita in forme rinascimentali e allargata intorno al 1590 dal cardinal Anton Maria Salviati con la costruzione di due nuove strutture assistenziali, un collegio e l’orfanotrofio. Prima di questo rilevante restauro la chiesa aveva un solo abside e due altari minori, con navate divise da sedici colonne. Sotto all’abside vi era un disegno bizantino, composto di pietruzze porfido e serpentino a rettangoli. L’opera d’arte più importante è un dipinto che raffigura la Madonna con bambino e santo Stefano, risalente al XIV secolo.
La facciata fu ultimata nel 1774 da Pietro Camporese, suddivisa in due ordini: quello inferiore ha tre portali, dei quali il centrale con un timpano triangolare, e i laterali con timpani curvi. L’ordine superiore ha al centro un finestrone balconato ad arco a tutto sesto, sorretto da colonne corinzie. Ai lati si trovano due campanili a pianta quadrata con pilastri che sorreggono una cupoletta a cuspide. Alla sommità un timpano triangolare che reca al centro, tra due angeli, uno stemma cardinalizio con aquila bicipite e leone rampante. La cupola emisferica è divisa in otto spicchi e sormontata da una lanternina finestrata che è stata rivestita in piombo.
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