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C’è un simbolo che unisce Piazza Venezia ai Musei Vaticani: è la Pigna. In un angolo del piazzale davanti alla Basilica di San Marco, una piccola fontana in travertino ne celebra la storia. Siamo nel cuore del Rione Pigna, battezzato così dopo il ritrovamento medievale di una gigantesca pigna di bronzo tra le rovine delle Terme di Agrippa. Sebbene l’originale sia oggi una delle star del Cortile del Belvedere, questa fontana ne mantiene vivo il legame con il quartiere, offrendo uno degli scorci più autentici e meno celebrati del centro storico.
In quel periodo, la Capitale stava vivendo una trasformazione profonda. Il Governatorato di Roma indisse un concorso per la realizzazione di nuove fontane che sostituissero i vecchi ghisoni (i celebri “nasoni”) in alcuni punti di pregio. A vincere fu il giovane architetto Pietro Lombardi.
Lombardi non si limitò a disegnare dei semplici distributori d’acqua; egli studiò la storia, i mestieri e le leggende di ogni zona. Il suo obiettivo era creare delle “sculture parlanti”. Fu così che nacquero la Fontana delle Anfore a Testaccio, quella dei Libri a Sant’Eustachio e, naturalmente, la Fontana della Pigna per l’omonimo Rione IX.
La scelta di Lombardi fu un omaggio a un toponimo che affonda le radici nel mistero. Il Rione Pigna si chiama così per via di un ritrovamento archeologico straordinario avvenuto nel Medioevo: una pigna colossale in bronzo, alta quasi quattro metri, rinvenuta tra i ruderi delle Terme di Agrippa (vicino al Pantheon).
Ma la storia si fa ancora più affascinante:
L’origine antica: Si pensa che la pigna originale fosse il “tappo” monumentale di una fontana del Tempio di Iside o che facesse parte del Pantheon stesso.
Il viaggio verso il Vaticano: Nel XII secolo, la pigna fu spostata nel quadriportico dell’antica Basilica di San Pietro. I pellegrini che arrivavano da tutta Europa rimanevano folgorati dalla sua mole.
La citazione di Dante: La pigna era così famosa che Dante Alighieri, nel XXXI canto dell’Inferno, per far capire quanto fosse grande la testa del gigante Nembrot, scrisse: “La faccia sua mi parea lunga e grossa / come la pina di San Pietro a Roma”.
La fontana si presenta come una pigna racchiusa in una nicchia a conchiglia, con l’acqua che scivola dolcemente in due vaschette laterali a terra. Per i romani, la pigna è simbolo di immortalità e fecondità, ma in questo angolo di città rappresenta soprattutto l’appartenenza a un quartiere che ha visto passare imperatori, poeti e papi senza mai perdere la sua fiera umiltà.
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