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Nascosta tra strade e ricordi, la Fontana di Porta Furba è una meraviglia d’acqua e pietra che merita una sosta. Un gioiello barocco incastonato nella città che sorprende chi sa rallentare e guardare davvero.
Ogni cosa a Roma nasconde un pezzo di storia, perfino i suoi angoli meno conosciuti, come il quartiere Tuscolano, un’area circondata da grandi tesori che ospita un piccolo tesoro.
Si tratta della Fontana di Porta Furba, un gioiello poco conosciuto rispetto ad altri come il vicino Acquedotto Felice o la Fontana del Mosè, ma che racchiude una storia importante oltre che un certo fascino. Pare sia stata costruita da Vanvitelli.
Il suo aspetto è semplice. In pratica è composta da un mascherone alato da cui l’acqua sgorga in una conchiglia. Pochi elementi che però nel complesso la rendono elegante. Come disse Leonardo da Vinci, “la semplicità è la sofisticazione suprema”.
Le origini della Fontana di Porta Furba si perdono nel Cinquecento, ai tempi di Papa Sisto V, il committente dell’Acquedotto Felice che aveva deciso di creare un punto di ristoro per i pellegrini, che dopo lunghe giornate di cammino, vedevano da lontano gli archi del possente acquedotto e sapevano che avrebbero trovato l’acqua.
Tuttavia, quella che oggi vediamo non è la versione originale della fontana, ma una più recente, che è stata commissionata da Papa Clemente XII e realizzata probabilmente da Luigi Vanvitelli, l’architetto che ha progettato e costruito la Reggia di Caserta.
Chiunque sia l’origine del nome della fontana, oggi può essere intesa come un invito a rallentare, a staccare la spina della quotidianità per guardare la bellezza di un tempo antico, di un pezzo di storia della città.
Ma perché di Porta Furba? Qualcuno crede che il nome ricordi gli agguati dei briganti ai passanti della zona, mentre qualcun altro pensa che “Furba” derivi in realtà da “Furbae”, un termine medievale che si utilizzava per gli acquedotti. Si tratta in ogni caso di un piccolo gioiello, che testimonia la lunga storia della città che fine non ha.
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