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Dopo l’elezione di Papa Leone XIV, scopriamo uno dei luoghi più amati dai suoi predecessori, la sua storia e le sue bellezze architettoniche.
A Castel Gandolfo si trova il palazzo pontificio, dimora estiva sino al pontificato di Benedetto XVI e oggi museo appartenente alla Santa Sede. Siamo nella zona dei Colli Albani, circa venti chilometri a sud di Roma. Con una legge del 1871, poi confermata dai Patti Lateranensi del 1929, è stata concessa al papato ed è parte integrante dell’area di oltre 55 ettari che costituisce il complesso delle Ville Pontificie. Il primo a sceglierla come luogo di villeggiatura a partire da Urbano VIII a inizio del ‘600, il quale ha fatto costruire un edificio dove si trovava una villa romana dell’imperatore Domiziano, probabilmente sorta a sua volta sull’acropoli dell’antica Alba Longa.
Il progetto è stato affidato a Carlo Maderno che lo ha realizzato con l’aiuto dei suoi assistenti Bartolomeo Breccioli e Domenico Castelli, con Alessandro VII che ha completato l’edificio con l’ala occidentale e la facciata principale. Dal 1870 è stata abbandonata dai papi, come tutte le altre residenze possedute fuori Roma, per restare in Vaticano in segno di aperta protesta contro lo Stato italiano, questo fino al 1929.
La prima sala infatti è il Salone degli Svizzeri, locale un tempo destinato al corpo di guardia e oggi decorata da un altorilievo con la Deposizione dalla Croce e con una Madonna settecentesca. Nella successiva Sala dei Bussolanti c’è copia della bolla del concordato di Fontainebleau del 1801 ed un ritratto di Pio VII, la Sala del Concistoro, fatta decorare da Pio IX con tappezzeria damascata e pavimenti di marmi policromi, fino alla Cappella di Urbano VIII, una delle più antiche stanze del palazzo, affrescata da Simone Lagi e stuccata dai fratelli Zuccari.
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