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Le Vestalia erano le feste dedicate alla dea del focolare dove ardeva il fuoco sacro di Roma senza nessuna interruzione. Ecco in cosa consisteva questo rito.
Le Vestalia erano una festività dedicata alla dea del focolare dove ardeva il fuoco sacro della città senza fermare mai di bruciare. All’inizio le celebrazioni duravano solo un giorno mentre dall’età repubblicana furono allungate dal 7 al 15 giugno, con il contatto tra i fedeli e l’aldilà. Gli antenati erano definiti penati e il penus era il luogo in cui la gens di turno conservava le loro statue. Nel tempio di Vesta erano, invece, depositati i Penates populi romani.
Durante queste giornate, le matrone potevano entrare a piedi nudi nella parte esterna del tempio, mentre nel resto dell’anno l’accesso era adibito solo al pontefice massimo. Queste sacerdotesse svolgevano una funzione che non si limitava all’aspetto religioso ma che si estendeva a un ruolo politico, con una carriera che aveva inizio durante la tenera età, con la recluta da parte del pontefice. Per essere selezionate dovevano discendere da una famiglia patrizia e non avere difetti fisici di rilievo. Tramite un rituale e una cerimonia aperta alla cittadinanza, erano investite di questa responsabilità che durava addirittura un trentennio, con l’obbligo di restare vergini.
Le cerimonie si concludevano con un rito di purificazione che consentiva al tempio di essere ripulito, con le impurità che erano gettate nel Tevere. Questo era, di fatto, l’unico percorso che consentiva alle donne, all’epoca, di potere avere una risonanza pubblica, quando, per il resto, la loro funzione era strettamente legata alla procreazione e alla gestione della prole e del focolare domestico. Per chi non voleva avere figli diventare sacerdotesse erano l’unica via alternativa.
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