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“Poemi di Terra Nera” è una mostra che trasforma la Galleria Borghese in un dialogo tra antico e contemporaneo. Fino al 14 settembre, arte e natura si incontrano tra sculture e visioni che affondano le radici nella terra.
La mostra “Poemi della terra nera” dell’artista keniota-americana Wangechi Mutu approda alla Galleria Borghese dal 10 giugno al 14 settembre 2025, in un percorso che intreccia arte contemporanea, spiritualità e natura. Curata da Cloé Perrone, l’esposizione si sviluppa tra gli ambienti interni della villa, i Giardini Segreti e la facciata del museo, trasformando lo spazio in un organismo vivo e in continua metamorfosi.
Le opere, realizzate in bronzo, carta, cera, piume e materiali naturali, si presentano come presenze mitiche e frammenti di memoria, incarnando una visione della terra come corpo fertile e narrativo.
Mutu, conosciuta per la sua poetica visionaria e il linguaggio ibrido, sovverte l’estetica classica della Galleria con sculture e installazioni che evocano creature ancestrali e mitologie contemporanee.
Le sue figure sospese, i busti femminili scolpiti e i video immersivi aprono nuove dimensioni di lettura sul corpo, sull’identità e sulla condizione femminile.
L’opera “The End of Eating Everything“, con protagonista un’entità divoratrice e trasformista, si inserisce nel programma parallelo “Esistere come donna”, contribuendo al dialogo tra arte, genere e resistenza.
All’esterno, nei Giardini e sulla facciata, si incontrano sculture come “Water Woman“, “Heads in a Basket” e “Nyoka“, che si fondono con l’architettura storica in un contrasto poetico e potente. Il confronto tra l’ordine barocco e l’immaginario africano genera una tensione feconda, dove tradizione e contemporaneità si osservano e si rigenerano a vicenda.
“Poemi della terra nera” è un invito a rileggere la storia e lo spazio attraverso lo sguardo di una donna artista che fonde memoria e futuro, corpo e materia, in un’unica potente visione.
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