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Quanti sono davvero i nasoni di Roma e che fine fa l’acqua che scorre

Sono il servizio pubblico più usato della città e quello di cui si sa di meno. Da dove arrivano, quanti ne restano e perché quell’acqua che sembra sprecata in realtà non lo è.

 

Sono di ghisa, sono sempre uguali, e stanno lì da centocinquant’anni con l’acqua che scorre giorno e notte.

A Roma nessuno ci fa più caso, ed è esattamente questo il punto: il nasone è l’unico oggetto urbano che i romani usano tutti, senza distinzione, senza pagarlo e senza pensarci.

Poi arriva qualcuno da fuori, guarda l’acqua che cade e fa sempre la stessa domanda.

Da dove arrivano

I primi nasoni compaiono a Roma nella seconda metà dell’Ottocento, pochi anni dopo che la città era diventata capitale. L’idea era semplice e molto pratica: garantire acqua potabile gratuita nei quartieri, in un periodo in cui non tutte le case ne erano servite.

Il modello originale era leggermente diverso da quello che conosciamo oggi: aveva più bocchette, decorate con teste di drago. Alcuni esemplari di quel tipo esistono ancora, sparsi per il centro.

Il modello che poi si è diffuso ovunque, quello a colonnina con la bocchetta ricurva, ha preso il soprannome dalla forma: quel tubo piegato verso il basso somiglia a un naso, e per i romani il nome è nato da solo.

Quanti ne restano

Qui la risposta va data con onestà: le cifre che circolano non coincidono.

I numeri più citati parlano di circa duemilacinquecento fontanelle attive in città, ma il conteggio cambia a seconda di come si contano i modelli non standard, quelli storici e quelli nei parchi. Nei periodi di siccità, inoltre, una parte viene temporaneamente chiusa.

Sono gestiti dal servizio idrico cittadino, che si occupa di manutenzione, riparazioni e chiusure. Esiste anche una mappatura digitale delle fontanelle, utile soprattutto d’estate.

Quello che è certo è che nessun’altra grande città europea ha una rete di acqua potabile pubblica paragonabile.

C’è anche una distinzione che sfugge a molti: non tutte le fontanelle romane sono nasoni. In città esistono decine di fontanelle storiche di altro tipo, alcune monumentali, altre inserite in nicchie e cortili, che erogano acqua potabile senza avere niente a che fare con il modello in ghisa.

Quando si leggono numeri diversi, spesso la differenza sta proprio lì: dipende da cosa si decide di contare.

 

 

La domanda vera: è acqua sprecata?

È la critica che torna ogni estate, e la risposta è più interessante di quanto sembri.

L’acqua dei nasoni non si ferma perché il flusso continuo serve a due cose. La prima è tenere l’acqua in movimento: se ristagnasse nelle tubature terminali, la qualità peggiorerebbe. La seconda è che il getto costante impedisce alla condotta di riempirsi di depositi.

E l’acqua che cade non evapora nel nulla: finisce nella rete di scarico e rientra nel ciclo idrico cittadino.

Questo non significa che il tema non esista. In periodi di crisi idrica la chiusura temporanea di una parte delle fontanelle è una misura reale, che viene adottata. Ma l’immagine del nasone come simbolo dello spreco romano è, tecnicamente, una semplificazione.

Il trucco che sanno tutti (ma non tutti)

Sotto la bocchetta ricurva, sulla parte superiore del tubo, c’è un piccolo foro.

Se si tappa con un dito l’uscita principale, l’acqua è costretta a salire e schizza da quel forellino verso l’alto, formando un piccolo zampillo.

È il motivo per cui a Roma nessuno si china a bere da un nasone come si fa con una fontanella normale. Ci si piega leggermente, si tappa e si beve dall’alto.

È una cosa che si impara guardando qualcun altro, di solito da bambini, e non si dimentica più.

Vale anche la pena ricordare una cosa che ai romani sembra ovvia e ai visitatori no: quell’acqua è potabile e controllata come quella del rubinetto di casa. Non è acqua di fiume, non è acqua di recupero. Arriva dalla stessa rete.

Dove trovarne di particolari

Non tutti i nasoni sono uguali. Alcuni sono di modelli storici, altri sono inseriti in contesti che ne cambiano completamente l’effetto: dentro le ville storiche, accanto a resti antichi, in fondo a vicoli dove non ci si aspetta niente.

Chi cammina molto per Roma finisce prima o poi per avere i suoi preferiti. Ed è forse la prova migliore che questi oggetti hanno smesso da tempo di essere solo un servizio: sono diventati parte del paesaggio.

Un dettaglio che dice tutto

In una città che fa pagare quasi tutto ai visitatori, l’acqua è rimasta gratis. Non per scelta simbolica, ma perché è così da centocinquant’anni e nessuno ha mai avuto interesse a cambiarlo.

Portarsi una borraccia vuota a Roma è, ancora oggi, il consiglio di viaggio più utile che si possa dare.

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