Roma in bici: da Tor Marancia a Laurentina, tra Street Art e memoria storica
Se pensate che pedalare a Roma significhi solo percorrere le sponde del Tevere o i sentieri della celeberrima Via Appia Antica, questo itinerario[...]
Diciamoci la verità: chi abita o lavora tra l’Appio Latino e il Tuscolano sa che il traffico di Via Appia Nuova e della Tuscolana può trasformarsi in un incubo a occhi aperti. Ma se ti dicessi che esiste un modo per scivolare via dal caos, guadagnare tempo e riempirti gli occhi di bellezza? Per la nostra rubrica “Roma in bici”, oggi esploriamo il tracciato che collega la zona di Furio Camillo alla maestosa Basilica di San Policarpo. Non è solo uno spostamento, è una dichiarazione d’indipendenza dal clacson.
In soli 15 minuti per circa 5 km, questo itinerario batte ogni record di percorrenza rispetto all’auto. Si parte dall’asfalto urbano di Furio Camillo, tagliando il traffico dell’Appio Latino, per poi immergersi nello sterrato compatto di Tor Fiscale, snodo cruciale del futuro GRAB. Qui il silenzio degli archi millenari prende il sopravvento, accompagnandoti in un crescendo visivo fino all’ingresso del Parco degli Acquedotti. La pedalata, fluida e pianeggiante, culmina davanti alla chiesa di San Policarpo, un “faro” architettonico incastonato tra le imponenti rovine romane e i palazzi del quartiere Don Bosco.
Pedalare su questo tracciato significa attraversare un museo a cielo aperto. Ecco cosa incontrerai lungo la via:
Villa Lazzaroni: Situata tra Via Appia Nuova e Via Fortifiocca, questa residenza ottocentesca era la dimora del barone Michele Lazzaroni. Oggi sede del Municipio VII, è un gioiello eclettico dove pedalare tra palme e vialetti curati, un primo “filtro” verde che ci allontana dal rumore dei clacson.

Tombe di Via Latina: Uno dei complessi archeologici più suggestivi dell’Urbe. Qui la strada conserva ancora il basolato romano originale. Potrai ammirare dall’esterno i “mausolei” (come la Tomba dei Valerii e la Tomba dei Pancrazi) che custodiscono stucchi e affreschi policromi rimasti intatti per quasi duemila anni.
Arco di Sisto V (Porta Furba): Un arco monumentale che è pura ingegneria rinascimentale. Fu eretto nel 1585 per permettere all’Acquedotto Felice di scavalcare la Via Tuscolana. Accanto all’arco, non perdere la Fontana di Clemente XII, storicamente utilizzata come abbeveratoio per i viandanti che entravano in città.
Tor Fiscale: Una torre di guardia del XIII secolo, alta ben 30 metri, situata in un punto dove si incrociano ben sei acquedotti romani e papali. Qui si trovava il “Campo Barbarico” dove i Goti si asserragliarono durante l’assedio di Roma del 537 d.C., sfruttando gli archi degli acquedotti come mura difensive.

Acquedotto Claudio e Acquedotto Felice: Il primo è il gigante della Roma imperiale, con arcate che svettano fino a 28 metri; il secondo, costruito nel ‘500, è quello che ancora oggi disegna il profilo del quartiere. Vedere questi due colossi correre paralleli è un’esperienza visiva potentissima.

Chiesa di San Policarpo: Un capolavoro del modernismo anni ’60 firmato dall’architetto Giuseppe Levante. Con la sua pianta esagonale e l’uso del cemento armato, dialoga in modo audace con le rovine classiche circostanti, diventando un punto di riferimento visivo per tutto il quadrante Don Bosco.

Il nostro percorso interseca la Via Tuscolana, la spina dorsale commerciale di Roma Sud. Se oggi la viviamo come una “mecca” dello shopping, con i suoi chilometri di vetrine che non hanno nulla da invidiare al centro, la sua storia è legata a doppio filo ai fasti della “Hollywood sul Tevere”. Questa era la via percorsa dalle dive del cinema che da Cinecittà tornavano verso i grandi hotel del centro. Un mix vibrante di eleganza e fervore popolare che rende questa zona perfetta anche per chi ama il trekking urbano a Roma.
Il percorso attraversa il cuore del Quadraro, un quartiere con un’anima ribelle e verace. Durante la Seconda Guerra Mondiale, questa zona era soprannominata dai nazisti il “nido di vespe” per l’indomabile resistenza dei suoi abitanti. Oggi, quella stessa energia si respira tra i vicoli decorati dalla Street Art di fama internazionale. È un luogo perfetto per chi vuole unire la pedalata a un’esperienza di trekking urbano a Roma, scoprendo come la memoria storica possa convivere con la creatività contemporanea.

Queste strade hanno visto crescere icone che hanno segnato la cultura italiana. A pochi passi dal nostro itinerario, tra il Tuscolano e Cinecittà, è nato e cresciuto Eros Ramazzotti, che ha mosso i primi passi proprio all’ombra degli acquedotti.
Pedalare qui significa inoltre legare il nome di queste zone a Pasolini e Fellini. Il quadrante tra Tor Fiscale e il Parco degli Acquedotti è stato il laboratorio estetico di due giganti del cinema. Pier Paolo Pasolini elesse queste zone a “sacro confine” tra città e fango, ambientandovi capolavori come Mamma Roma: per lui, pedalare tra queste marrane significava dare voce ai “ragazzi di vita” che abitavano sotto gli archi. Al contrario, Federico Fellini vedeva nella Via Tuscolana il cordone ombelicale verso la sua Cinecittà. Nelle sue opere, le arcate romane che svettano accanto ai palazzoni moderni di Don Bosco diventano scenografie metafisiche e oniriche, trasformando la periferia in un set sospeso nel tempo, dove il passato imperiale dialoga con la frenesia dei nuovi quartieri.
Il racconto di questo itinerario non finisce qui. Vuoi vedere con i tuoi occhi com’è pedalare tra i giganti di pietra e i lotti del Quadraro? Segna la data: il 26 marzo debutta la nostra nuova rubrica video sui social! Nella prima puntata vi porteremo proprio lungo questo percorso, da Furio Camillo a San Policarpo, mostrandovi ogni curva, ogni ciclabile e ogni scorcio cinematografico direttamente dal sellino.
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