Roma in bici: da Tor Marancia a Laurentina, tra Street Art e memoria storica
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C’è una Roma che non si attraversa soltanto: si segue, si ascolta, si lascia scorrere sotto le ruote.
Il percorso che da Porta Portese conduce fino a Ponte Milvio è uno di quelli che raccontano la città senza bisogno di filtri: parte dal mercato popolare e dal respiro ruvido del Trastevere più autentico, e risale lentamente verso una Roma più elegante, istituzionale, fino ad arrivare al Tevere settentrionale dove lo sport e la movida si incontrano.
È un viaggio lineare solo sulla mappa. Nella realtà è una sequenza di cambi di atmosfera: odori, pietra, fiume, ponti, luci.






Non tutti sanno che il Tevere, prima di essere “ingabbiato” dagli attuali muraglioni, aveva un comportamento completamente diverso: era un fiume imprevedibile, con piene frequenti che allagavano gran parte del centro storico.
Fino alla fine dell’Ottocento, zone come il Ghetto, Campo de’ Fiori e via Giulia finivano regolarmente sott’acqua. Le grandi mura in travertino che oggi costeggiano il fiume furono costruite proprio dopo l’Unità d’Italia per controllare queste esondazioni.
Un dettaglio curioso: ancora oggi, lungo le banchine, si possono vedere delle targhe incise che segnano il livello raggiunto dalle piene storiche. La più famosa è quella del 1870, quando l’acqua arrivò a superare i 17 metri.
Il risultato? Il Tevere è diventato più “invisibile” rispetto al passato, ma sotto la sua superficie controllata resta uno dei fiumi più imprevedibili della storia urbana europea.
Tra le tante storie che attraversano queste zone di Roma, ce ne sono alcune che hanno preso voce, musica e immagine attraverso figure diventate simboliche.
Ennio Morricone nasce a Trastevere e porta nel mondo una sensibilità musicale profondamente romana, anche quando le sue colonne sonore raccontano il West o il cinema internazionale. La sua formazione, radicata nella città, resta sempre riconoscibile: Roma, nel suo caso, è un sottofondo costante, mai dichiarato ma sempre presente.
Gabriella Ferri rappresenta invece la voce più autentica della Roma popolare. Legata a doppio filo a Testaccio, ha raccontato attraverso la musica una città fatta di malinconia, ironia e quotidianità. Le sue interpretazioni sono diventate un archivio emotivo della romanità più vera, lontana dalle versioni turistiche.
Con Christian De Sica si entra in una dimensione diversa, più leggera ma altrettanto rappresentativa. Figlio d’arte e cresciuto a Roma, ha attraversato cinema e televisione portando sullo schermo una romanità più contemporanea, spesso ironica e autoironica. Il suo stile racconta una città che cambia, ma che continua a riconoscersi nei suoi tratti più caratteristici.
Tre figure diverse, tre linguaggi – musica, canzone e cinema – ma un’unica matrice: Roma come identità culturale, prima ancora che geografica.
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