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Roma in bici: da Tor Marancia a Laurentina, tra Street Art e memoria storica

Se pensate che pedalare a Roma significhi solo percorrere le sponde del Tevere o i sentieri della celeberrima Via Appia Antica, questo itinerario vi farà cambiare idea. Esiste un asse ciclabile urbano nel quadrante sud-est della Capitale capace di connettere anime apparentemente opposte: l’esplosione cromatica della street art contemporanea, il silenzio dei complessi monastici medievali e le pagine più intense della memoria storica del Novecento.

In questo articolo vi guidiamo alla scoperta del percorso che unisce Tor Marancia a Laurentina, una rotta perfetta per gli amanti del cicloturismo urbano e della storia locale.

Tor Marancia: il museo a cielo aperto dell’ex “Shangai”

Il punto di partenza ideale è il cuore di Tor Marancia. Nata negli anni ’30 per accogliere gli sfollati del centro storico, questa storica borgata venne ribattezzata “Shangai” per le sue condizioni precarie e i continui allagamenti. Oggi, quel passato difficile ha lasciato il posto a un’esplosione di colori: grazie al progetto di rigenerazione urbana Big City Life, i lotti popolari ospitano 22 imponenti murales firmati da artisti di fama mondiale, trasformando il quartiere in un monumentale museo condominiale.

Tra sacro e memoria: le Catacombe di San Callisto e le Fosse Ardeatine

Inforcata la bicicletta e lasciatoci alle spalle il distretto della street art, l’itinerario intercetta l’asse di Via Ardeatina, lambendo il Parco Scott e la Tenuta di Tor Marancia. Qui il sottosuolo custodisce un patrimonio archeologico inestimabile. Incontriamo infatti il complesso delle Catacombe di San Callisto (insieme a quelle vicine di Santa Domitilla e San Sebastiano), il nucleo cimiteriale sotterraneo più antico e meglio conservato della via Appia, dove trovarono sepoltura decine di martiri e ben sedici pontefici.

A pochissima distanza, l’atmosfera si fa solenne ed emotivamente intensa quando si raggiunge il Mausoleo delle Fosse Ardeatine. Questo luogo, monumento nazionale, sorge all’interno delle antiche cave di pozzolana dove il 24 marzo 1944 si consumò l’eccidio di 335 civili e militari italiani per mano delle truppe d’occupazione naziste. Una sosta per una riflessione silenziosa è d’obbligo prima di riprendere la strada.

La Montagnola e il Monumento ai Caduti della Resistenza

Continuando a pedalare verso sud-ovest in direzione di Via Laurentina, si entra nel quartiere della Montagnola. Arrivati in Piazza Caduti della Montagnola ci si imbatte in un altro luogo simbolo della storia del Novecento romano: il Monumento ai Caduti.

Qui, nei tragici giorni immediatamente successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, si consumò una delle prime e più aspre battaglie della Resistenza romana. Militari italiani (tra cui i Granatieri di Sardegna) e tantissimi civili e popolani del quartiere imbracciarono le armi fianco a fianco per tentare disperatamente di bloccare l’avanzata delle truppe tedesche verso il centro di Roma.

L’Abbazia delle Tre Fontane e il traguardo a Metro Laurentina

L’ultima tappa dell’itinerario ci porta verso la quiete mistica dell’Abbazia delle Tre Fontane, situata a breve distanza dalla modernità dell’Eur. Immerso in un bosco secolare di eucalipti, questo complesso monastico sorge sul luogo dove, secondo la tradizione, venne decapitato San Paolo. La leggenda narra che la testa dell’apostolo, rimbalzando tre volte, fece scaturire tre sorgenti d’acqua.

Il percorso si conclude infine nel piazzale della stazione Metro Laurentina. Questo hub intermodale, capolinea della Linea B e snodo dei bus per il quadrante sud e la provincia, è il punto d’arrivo perfetto per caricare la propria bici sui vagoni della metropolitana o per ricollegarsi alla rete di piste ciclabili del Biciplan capitolino verso l’Eur e Vigna Murata.

Una curiosità sul quartiere: Il nome “fantasma” e le colline cancellate

Oggi tutti la conoscono come La Montagnola, un nome che deriva chiaramente dalla conformazione originaria del terreno, caratterizzato da una serie di piccole alture storicamente note come Colli di San Paolo o Clivo della Montagnola (tra cui la scomparsa collina di “Ceribelli”).

La vera curiosità, però, è che il quartiere ha rischiato di cambiare identità subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Se si consultano le mappe ufficiali dell’Istituto Geografico Militare del 1949, il nome Montagnola scompare per lasciare il posto alla dicitura ufficiale di “Borgata Laurentina”. Questo nome “fantasma” rimase impresso sui documenti militari e sulle prime carte urbanistiche del dopoguerra, prima che l’uso popolare e l’orgoglio degli abitanti imponessero nuovamente, e in via definitiva, il nome originario legato alle sue colline.

Inoltre, negli anni ’30, proprio la posizione sopraelevata e la vicinanza strategica ai cantieri dell’E42 (la futura EUR) avevano attirato le mire della cerchia fascista: persino Vittorio Mussolini, figlio del Duce, e diversi gerarchi dell’epoca acquistarono qui dei terreni prevedendo una lottizzazione di lusso che poi, a causa della guerra, non andò mai in porto.

I personaggi famosi nati o cresciuti alla Montagnola

La Montagnola non è solo un quartiere di storie e di Resistenza, ma è stata anche la culla (e il trampolino di lancio) di grandissimi talenti della musica e dello sport italiano.

Renato Zero: la metamorfosi in via Fonte Buono

Impossibile parlare della Montagnola senza nominare il suo “re” indiscusso: Renato Zero. Il cantautore romano è cresciuto proprio tra queste strade e ha confessato più volte che il suo intero universo artistico è nato lì.

Nelle interviste ricorda spesso gli anni della giovinezza passati in via Fonte Buono:

“Lì ho iniziato a essere Renato Zero. Prima mi cambiavo nei portoni, mi mettevo addosso quest’anima e questa coscienza […]. Un giorno ho rotto gli indugi e sono uscito così da via Fonte Buono… e lì nasce Renato Zero”.

Un quartiere che lo ha protetto, adottato e che l’artista non ha mai dimenticato, tornando spesso a fare visite a sorpresa tra i lotti popolari per salutare i suoi storici “sorcini”.

La Montagnola sul tetto del mondo: Giovanni De Carolis e Guido Vianello

Se la musica ha la voce di Renato Zero, lo sport alla Montagnola parla la lingua del pugilato d’alto livello. Il quartiere ospita infatti la storica palestra Team Boxe Roma XI, una vera e propria istituzione sociale e sportiva del territorio guidata dai maestri Italo Mattioli e Luigi Ascani. È qui che si è calcificato il talento di:

  • Giovanni De Carolis: L’ultimo pugile italiano ad aver conquistato un titolo mondiale (Campione del Mondo pesi Supermedi WBA nel 2016). Pur essendo nato alla Garbatella, De Carolis ha legato indissolubilmente tutta la sua carriera ventennale alla Montagnola, allenandosi quotidianamente sul ring del quartiere.

  • Guido Vianello: Soprannominato “The Gladiator”, pugile peso massimo di livello internazionale che ha rappresentato l’Italia alle Olimpiadi di Rio 2016 prima di sbarcare nel professionismo americano, cresciuto sportivamente nella medesima palestra di quartiere.

 

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