Scopri Roma Sanguaccio, pesci e imperatori: la storia millenaria del Portico d’Ottavia
Se esiste un luogo a Roma dove la polvere dei secoli ha il sapore di carciofi fritti e acqua di fiume, quel posto è il Portico d’Ottavia. Situato nel cuore del Rione Sant’Angelo, questo monumento non è solo una rovina archeologica, ma il palcoscenico di una delle resistenze culturali più incredibili della storia: quella della comunità ebraica romana. Camminare sotto il suo timpano spezzato significa attraversare un portale che collega l’età imperiale di Augusto alla vita vibrante del Ghetto.
Da monumento imperiale a mercato del pesce
Inaugurato nel 23 a.C. dall’imperatore Augusto e dedicato alla sorella Ottavia, il complesso originale era un’esplosione di marmi bianchi, biblioteche e templi. Era la quintessenza del lusso romano. Tuttavia, col passare dei secoli e il declino dell’Impero, il Portico subì una trasformazione radicale e quasi grottesca: nel Medioevo divenne il “Forum Piscium”, ovvero il mercato del pesce della città.
Sotto le stesse arcate dove un tempo passeggiavano i filosofi, i pescivendoli iniziarono a pulire triglie e storioni. Una curiosità che pochi notano è la lapide medievale murata sulla destra del portico: essa stabiliva che le teste dei pesci più grandi (quelli che superavano la lunghezza della lapide stessa) dovevano essere consegnate ai Conservatori del Campidoglio come tassa. Fu proprio qui, tra gli scarti del pesce, che le massaie ebree del quartiere inventarono ricette pazzesche come il brodo di pesce, trasformando la necessità in alta cucina.
Il Ghetto e la memoria indelebile
Il Portico d’Ottavia è anche il simbolo della sofferenza e della rinascita. È proprio davanti a queste colonne che il 16 ottobre 1943 iniziò la deportazione degli ebrei romani. Oggi, le “pietre d’inciampo” incastonate nei sanpietrini ricordano chi non è mai tornato, rendendo questo luogo un santuario della memoria. Ma Roma non è città di soli fantasmi: oggi il Portico è vivo più che mai, circondato da ristoranti che servono il miglior carciofo alla giudia della capitale, unendo indissolubilmente il passato tragico alla gioia del presente.
Il consiglio di Roma.com:
Visitate il Portico all’ora dell’aperitivo. Quando la luce del tramonto colora di arancio il travertino, l’atmosfera diventa magica. Sedetevi in uno dei locali di via del Portico d’Ottavia e osservate il contrasto tra i turisti che fotografano le rovine e i bambini del quartiere che giocano a pallone tra colonne di duemila anni fa.