Le Chiese di Roma Santo Stefano Rotondo: la chiesa circolare che quasi nessun romano ha visitato
Sul Celio, a pochi minuti dal Colosseo, c’è una delle chiese più antiche e più strane di Roma. Ed è famosa per un ciclo di affreschi che non tutti riescono a guardare fino in fondo.
Da fuori non promette niente. Un muro, un portico, un cancello su una strada del Celio dove passano più ambulanze che turisti, poi si entra, e la prima cosa che succede è che ci si ferma. Perché lo spazio non ha la forma che ci si aspetta da una chiesa: è tondo.
Santo Stefano Rotondo è una delle poche chiese a pianta circolare di Roma, ed è anche una delle più antiche in assoluto. Eppure è a due passi dal Colosseo e la maggior parte dei romani non ci è mai entrata.
Una chiesa costruita come un cerchio
L’edificio risale al V secolo. Fu consacrato da papa Simplicio, e fin dall’origine aveva una struttura fatta di anelli concentrici: un nucleo centrale circondato da corridoi anulari, con colonne di reimpiego a sostenere la parte alta.
Non era una soluzione comune. Le chiese romane dell’epoca seguivano quasi sempre lo schema della basilica, cioè un rettangolo diviso in navate. Qui invece si scelse il cerchio, una forma che nel mondo antico apparteneva ai mausolei e agli edifici commemorativi.
Nel Quattrocento la chiesa era in condizioni difficili e venne ridimensionata: l’anello più esterno fu demolito e lo spazio ridotto. È il motivo per cui oggi la pianta appare meno vasta di quanto fosse in origine.
Anche così, quando si entra, l’effetto resta: la luce arriva dall’alto e gira intorno, e non si capisce mai bene dove finisce la chiesa.
Le colonne che si vedono all’interno non sono state realizzate per questa chiesa: vengono da edifici precedenti e sono state rimontate qui. È una pratica normalissima nella Roma tardoantica, in cui il materiale da costruzione più conveniente era quello già esistente.
Guardandole una accanto all’altra si notano differenze di misura e di lavorazione. Non è trascuratezza: è il modo in cui la città ha sempre riciclato sé stessa.

Gli affreschi che hanno reso famosa la chiesa
E poi c’è l’altra cosa, quella per cui Santo Stefano Rotondo è conosciuta ovunque tranne che a Roma.
Sulle pareti dell’anello corre un ciclo di affreschi cinquecentesco dedicato ai martiri della Chiesa. Furono realizzati nella seconda metà del Cinquecento su commissione del Collegio Germanico-Ungarico, e il pittore principale fu Niccolò Circignani, detto il Pomarancio.
Il ciclo racconta i supplizi dei martiri uno per uno. E li racconta senza risparmiare niente.
L’intento era preciso e va capito nel contesto: le immagini servivano a formare i seminaristi che sarebbero partiti per i paesi dove la fede cattolica era perseguitata. Non erano decorazione, erano addestramento.
L’effetto su chi entra oggi, senza saperlo, è forte. Charles Dickens visitò la chiesa durante il suo viaggio in Italia e ne scrisse pagine molto dure. Non è l’unico: il ciclo ha colpito visitatori per secoli.
È giusto dirlo prima: se si viaggia con bambini, o se si è semplicemente impressionabili, conviene saperlo in anticipo.

Cosa c’è sotto
Come spesso capita a Roma, il livello interessante non è solo quello che si vede.
Sotto la chiesa sono stati individuati i resti di un mitreo, cioè un luogo di culto dedicato a Mitra, divinità di origine orientale molto seguita nell’esercito romano. Faceva parte di un complesso militare che occupava quest’area del Celio.
È una sovrapposizione che dice molto: nello stesso punto, a poche decine di metri di distanza verticale, si sono succeduti un culto orientale praticato da soldati e una delle prime chiese circolari della cristianità.
Il mitreo non è visitabile nella normale apertura della chiesa e viene aperto solo in occasioni particolari. Vale la pena informarsi, perché è uno dei pochi esempi conservati in questa parte della città.

Come si visita
La chiesa si trova in via di Santo Stefano Rotondo, sul Celio, raggiungibile a piedi dal Colosseo in circa dieci minuti in salita, oppure dalla fermata metro San Giovanni.
Gli orari sono ridotti e cambiano nel corso dell’anno: è una di quelle chiese che conviene sempre controllare prima di partire, perché trovarla chiusa è più facile di quanto sembri. L’ingresso è libero.
Il consiglio pratico è di andarci la mattina. La luce entra dall’alto e nelle prime ore è l’unica cosa che illumina davvero l’anello interno.
Perché vale la deviazione
Perché è uno dei pochi posti a Roma in cui l’architettura fa qualcosa di percepibile: si entra e lo spazio cambia il modo in cui ci si muove. Si gira invece di andare dritti.
E perché è a dieci minuti dal monumento più fotografato del mondo, e dentro non c’è quasi nessuno. Ne vale la pena.

Dove mangiare dopo la visita
Dopo Santo Stefano Rotondo, si può continuare a scoprire il Celio anche a tavola. A pochi minuti a piedi ci sono diverse trattorie e ristorante da provare.
- Trattoria Luzzi ,Via Celimontana 1.
Trattoria informale, cucina romana e prezzi accessibili, praticamente sulla strada che dal Celio scende verso il Colosseo.
- Il Bocconcino I Osteria Roma Centro, Via Ostilia 23.
Osteria romana poco distante, adatta per un posto dove continuare con i sapori tradizionali della città.
- Hostaria Isidoro , Via di San Giovanni in Laterano 59/A.
Un’altra alternativa nel quartiere, a pochi passi dal Colosseo, con cucina italiana e romana; il locale si trova negli spazi di un antico convento.