Tolfa: il borgo della “Catana”, i butteri e l’oro bianco del Papa
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Vino, una torre che si vede da chilometri e i boschi dell’Artemisio che a settembre si riempiono di funghi. La gita fuori porta che i romani conoscono meno di quanto dovrebbero.
Dei Castelli Romani, Velletri è quello che i romani nominano per ultimo.
Frascati ha le ville, Ariccia la porchetta, Nemi le fragole e il lago, Castel Gandolfo il papa. Velletri sta più in fondo, oltre il cratere, dove i Castelli finiscono e cominciano i Lepini. Ed è proprio per questo che ci si arriva senza folla.
A settembre, poi, ha un motivo in più per essere raggiunta: i boschi intorno cominciano a produrre funghi.
Velletri è a circa quaranta chilometri da Roma, sul versante meridionale dei Colli Albani, ai piedi del monte Artemisio.
Il modo più semplice per arrivarci è il treno: la linea regionale che parte da Roma Termini arriva fino a Velletri, che è capolinea, in poco meno di un’ora. Non serve cambiare e non serve cercare parcheggio, che nel centro storico è il vero problema.
In auto si prende la via Appia oppure la Pontina con deviazione: il tempo è simile, il traffico no.
La prima cosa che si vede arrivando è la Torre del Trivio, un campanile romanico alto una cinquantina di metri che spunta sopra i tetti. È il simbolo della città e uno dei pochi edifici sopravvissuti quasi intatti a quello che è successo qui nel 1944.
Perché Velletri, e questa è la parte che quasi nessuno sa, è stata una delle città del Lazio più colpite dalla guerra. I combattimenti della primavera del 1944, lungo la linea che portava verso Roma, hanno distrutto gran parte dell’abitato.
Quello che si vede oggi è quindi una città ricostruita, con dentro pezzi antichi rimasti in piedi. La cattedrale di San Clemente, il Palazzo Comunale, alcuni tratti delle mura, la Porta Napoletana.
È una passeggiata di un paio d’ore, in salita e discesa, con scorci sulla pianura pontina che nelle giornate limpide arriva fino al mare.
Velletri ha un museo archeologico civico che custodisce materiali del territorio, tra cui reperti di grande interesse per la storia dell’area volsca e romana.
È il tipo di museo che non fa fila, che si visita in quaranta minuti e che spiega bene perché questa zona fosse strategica molto prima che nascesse Roma.
Orari e biglietti vanno controllati prima di partire: come in tutti i comuni piccoli, le aperture possono variare.
Il monte Artemisio è coperto di castagni e faggi, ed è uno dei bacini da cui arrivano i porcini che si trovano sui banchi romani.
La stagione dipende dalla pioggia. Se ha piovuto a fine agosto (quest’anno veramente poco), a settembre i funghi ci sono. Se l’estate è stata secca, si slitta a ottobre. Non esiste una data garantita, e chiunque vi dica il contrario sta indovinando. Tenetevi pronti!!!!
Nel periodo giusto la zona organizza iniziative gastronomiche dedicate al fungo porcino. Prima di partire per una sagra conviene sempre controllare sui canali ufficiali del Comune o della Pro Loco: date e programmi cambiano di anno in anno e non sempre l’edizione viene confermata.
Velletri è una zona di produzione vinicola storica, con una denominazione che porta il nome della città. Si producono sia bianchi sia rossi, in un territorio che è vulcanico come tutti i Castelli.
Molte cantine della zona ricevono su appuntamento, soprattutto nel periodo della vendemmia, che a settembre è nel pieno. È il momento migliore dell’anno per vedere come funziona davvero, ma va organizzato prima: in vendemmia non si improvvisa una visita.
Il modo più sensato è arrivare la mattina, dedicare due ore al centro e al museo, pranzare, e nel pomeriggio salire verso l’Artemisio per la parte all’aperto.
Da lassù la vista si apre su due mondi diversi: da un lato il cratere dei Castelli con i laghi, dall’altro la pianura che scende verso il litorale.
In settembre le giornate sono ancora lunghe abbastanza da permettere entrambe le cose senza correre. A ottobre già non basta più.
Perché è uno dei pochi posti dei Castelli in cui non ci si sente in gita organizzata. Non c’è il flusso continuo di romani del fine settimana, i locali non sono tarati sul turismo, e il centro è ancora un centro dove la gente abita.
E perché a un’ora di treno da Termini c’è un bosco. Che a settembre, dopo tre mesi di città, è già un ottimo motivo.
Vini e Cucina osteria da Giovanni ,Via Metabo 42.
Osteria nel centro di Velletri, cucina del territorio vicino a Torre del Trivio e centro storico.
Il Sotterraneo Osteria Urbana, Corso della Repubblica 372.
In pieno centro con cucina romana e un’impostazione più contemporanea. È una buona alternativa per chi vuole visitare Velletri a piedi e fermarsi a mangiare senza spostarsi verso la campagna.
Il Falco Eco Retrea, Via Formellonzi 37.
Soggiorno nel verde e dimensione più naturalistica, ideale se alla visita del centro si vuole abbinare l’area dell’Artemisio.
Agriturismo I Sapori dei Castelli Romani,Via Crocefissi 1.
Unisce pernottamento, campagna e gastronomia locale;una cucina basata in buona parte sui prodotti della propria azienda agricola.
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