Villa Sciarra: il giardino di Monteverde con le statue arrivate dalla Lombardia | Roma.Com
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Villa Sciarra: il giardino di Monteverde con le statue arrivate dalla Lombardia

Un parco di poco più di sei ettari alle spalle del Gianicolo, con fontane, una voliera, un tempietto e le statue settecentesche comprate da una coppia americana in un castello della Bergamasca. La storia e come si visita in autunno.

 

Dodici statue in fila, ognuna nella sua nicchia di verde, una per ogni mese dell’anno. Sono di arenaria, hanno circa tre secoli e non sono nate per Roma: vengono da un castello della provincia di Bergamo.

A portarle fin qui è stata una coppia americana che, all’inizio del Novecento, comprò una villa sulle pendici del Gianicolo e la riempì di sculture, fontane e voliere. Quel giardino oggi è Villa Sciarra, un parco pubblico tra Monteverde e Trastevere.

Poco più di sei ettari, pochi rispetto alle grandi ville romane. In autunno, con meno gente in giro e la luce bassa del pomeriggio, è il momento giusto per guardarlo con calma.

Dai Barberini agli Sciarra

La storia della villa comincia nel Cinquecento, con il casino costruito da monsignor Innocenzo Malvasia, e nel Seicento passa ai Barberini. Il nome che porta oggi viene dagli Sciarra, che nel 1811 la allargarono acquistando l’orto Crescenzi.

Nel 1849, durante la difesa della Repubblica Romana, i combattimenti tra truppe italiane e francesi la danneggiarono. Poi arrivarono i problemi finanziari di Maffeo II Sciarra: la proprietà fu venduta e il 15 maggio 1902 passò a George Wurts e alla moglie Henrietta Tower.

Wurts era un diplomatico americano con la passione per i giardini. Con la moglie fece ristrutturare il palazzo e ridisegnare completamente il verde, che da quel momento si riempì di arredi scultorei.

Le statue di Brignano

Il pezzo forte sono proprio le sculture. Le statue settecentesche in arenaria provengono dal Castello Visconti di Brignano Gera d’Adda, nella Bergamasca: Wurts acquistò numerose statue e fontane della dimora lombarda e le fece arrivare a Roma.

I soggetti sono quelli del mito e delle stagioni. Ci sono Apollo e Dafne, Pan e Siringa, Diana ed Endimione: coppie della mitologia classica, tra amori e inseguimenti.

L’insieme più riuscito è l’Esedra arborea: dodici statue che rappresentano i mesi dell’anno, sistemate in nicchie verdi tra siepi di bosso e piante di alloro. Su una delle fontane, quella dei Fauni, compaiono ancora gli stemmi dei Visconti.

Dalla Lombardia arrivarono anche fontane intere: quella dei Faunetti, quella dei Vizi e quella del Biscione, che richiama il serpente simbolo dei Visconti. Un pezzo di Bergamasca trapiantato sulle pendici del Gianicolo.

Fontane, voliera e tempietto

Il giardino è punteggiato di fontane. Le principali sono la Fontana dei Satiri, quella di Diana ed Endimione e quella con i satirelli e la capretta, a cui si aggiungono un ninfeo e diverse fontane minori.

Poi ci sono gli elementi che raccontano il gusto dei Wurts. Una grande uccelliera in ferro, dove vivevano i pavoni, un tempietto in stucco e ferro battuto e un castelletto in stile neogotico, costruito tra il 1906 e il 1910.

Anche il verde fu pensato per stupire. Accanto alle siepi all’italiana i Wurts piantarono specie esotiche come palme, ginkgo biloba e cedri, e nel parco giravano pavoni bianchi.

Nel luglio 2025 è stato inaugurato il restauro di una prima parte delle fontane, finanziato con i fondi PNRR del programma Caput Mundi: pulitura delle superfici, rimozione delle incrostazioni di calcare, consolidamento delle stuccature. Diverse fontane sono tornate a funzionare, compresa quella nella voliera.

Un regalo con una condizione

George Wurts morì nel 1928. Nel 1930 la vedova Henrietta donò la villa a Benito Mussolini, con una condizione precisa: doveva diventare un parco pubblico.

Così è stato. Il palazzo principale, invece, dal 1932 è la sede dell’Istituto Italiano di Studi Germanici.

La novità più recente riguarda la proprietà. Nel 2024 la villa è passata dal Demanio dello Stato a Roma Capitale, che ha avviato un piano di riqualificazione da circa 11 milioni di euro: il restauro di fontane e statue è stato il primo capitolo.

Come si visita in autunno

Gli ingressi sono tre: via Calandrelli, via Dandolo e via delle Mura Gianicolensi. Per chi ha difficoltà motorie la Sovrintendenza consiglia quelli di via Calandrelli e di via delle Mura Gianicolensi.

L’orario indicato è dalle 7 al tramonto. In autunno significa chiusure sempre più anticipate, soprattutto dopo il ritorno all’ora solare di domenica 25 ottobre: meglio andarci la mattina o nel primo pomeriggio.

Per il giro completo basta un’ora scarsa, senza fretta. Con la riqualificazione ancora in corso, qualche area potrebbe essere chiusa o transennata: conviene informarsi prima di andare.

Resta uno dei parchi più curiosi di Roma: un giardino nobiliare ridisegnato da due americani con le statue di un castello lombardo. E per vederlo basta salire a piedi da Trastevere.

 

 

Dove mangiare vicino a Villa Sciarra

Dopo una passeggiata nel parco, a pochi passi da Villa Sciarra c’è Osteria Poerio, in Via Alessandro Poerio 27. È una buona scelta per chi vuole rimanere nel quartiere e fermarsi a tavola tra cucina romana, piatti di pesce e proposte più contemporanee. È segnalata espressamente come vicina a Villa Sciarra.

Un’altra alternativa storica di Monteverde è Ristorante Il Cortile dal 1929, in Via Alberto Mario 26. È un ristorante a conduzione familiare attivo dal 1929, indicato soprattutto per chi cerca una cucina più legata alla tradizione romana e un’atmosfera di quartiere.

Due indirizzi che permettono quindi di completare la visita a Villa Sciarra restando tra le strade di Monteverde, senza dover necessariamente scendere fino al centro di Trastevere.

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