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Trionfo dei Maneskin all’Eurovision Song Contest. La rock band italiana si è aggiudicata il primo posto sul podio al cospetto dei ben 39 paesi in gara.
Ore 20:40, sabato 22 maggio. In diretta su Rai Uno la finale dell’Eurovision Song Contest, Gabriele Corsi e Cristiano Malgioglio alla conduzione della kermesse. L’Italia scende in campo con i Maneskin.

“La Champions League della musica”: si sfidano cantanti e canzoni da tutta Europa, uno per paese, anche se – per essere precisi – non sono le nazioni a partecipare ma le televisioni pubbliche aderenti all’European Broadcasting Union (EBU), il consorzio che le riunisce e che sovrintende all’organizzazione del concorso. Il concetto di Europa dell’EBU e quindi anche dell’Eurovision va molto al di là dei confini geografici dell’Europa. Al consorzio, infatti, aderiscono anche alcune tv del bacino del Mediterraneo, ma geograficamente fuori dal territorio europeo, come per esempio Libano e Marocco o Israele, che l’Eurovision lo ha vinto per ben quattro volte, l’ultima nel 2018. Italia, Olanda, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna godono dell’accesso di diritto alla finale, gli altri finalisti vengono invece selezionati a partire dalla semifinale del concorso.
22:50 circa salgono sul palco i Maneskin. Performance infuocata. Corsi e Malgioglio si collegano con il camerino della band dopo la loro esibizione. Victoria: «Siamo felici di esserci esibiti di fronte a tutta l’Europa. Siamo soddisfatti per com’è andata l’esibizione. A breve si apriranno le votazioni ma siamo già contenti per com’è andata.» Damiano: «Da questa esperienza ci porteremo dietro le persone fantastiche che abbiamo conosciuto.»
00:47. L’Italia in trepidazione. Una veloce carrellata ripercorre le 26 performance in gara con i relativi codici di voto, ognuno abbinato a un artista. Ribalta. Vincono I Maneskin, contro l’Europa intera. Nella storia della manifestazione europea, fino a quest’anno soltanto due volte l’Italia si era aggiudicata la vittoria: nel 1964 a Copenaghen con Gigliola Cinquetti (allora appena sedicenne) e il brano Non ho l’età (per amarti), nel 1990 a Zagabria con Toto Cutugno che vinse con Insieme.

In riga, di nuovo, Zitti e Buoni. Il talento trova – come sempre – il lanternino per il sentiero dell’ascesa: I Maneskin, la personalità artistica sovvertitrice degli animi convenzionali. La band di Monteverde, forgiatasi suonando lungo via del Corso, gioca – e vince – il tutto per tutto con l’Europa. Un successo tanto inaspettato quanto prevedibile – dopo il grandioso trionfo quest’anno sul palco dell’Ariston. Estro, divismo e caparbietà. Un anno di vittorie quello dei Maneskin, conservatori del rock and roll italiano – troppo spesso mal manifestato e ai confini del caricaturale.

Sara Matteucci per la rubrica Punti di Svista
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