Fasma, l’intervista da Sanremo: "La musica è la mia rivalsa" | Roma.Com

Fasma, l’intervista da Sanremo: “La musica è la mia rivalsa”

Fasma, al secolo Tiberio Fazioli, romano de Roma, si racconta alla redazione di Roma.com tra il suo debutto di ieri sera tra i big di Sanremo e il suo Manifesto sulla tutela dell’Arte.

Qual è stato secondo te l’episodio che ti ha fatto iniziare a fare musica?

L’episodio che mi ha fatto iniziare a prendere seriamente la musica è stato il momento in cui non avevo più niente da perdere, lì ho iniziato a far musica seriamente. La rivalsa mi ha spinto a fare musica, quel preciso istante quando non hai più niente da perdere e solo da dimostrare. È stato bello perché nel silenzio è uscito un grido fortissimo, grazie alla musica.

Perché questo nome d’arte, Fasma?

Fasma, in latino significa fantasma e questa è la mia idea di musica. Ho iniziato a cantare perché volevo comunicare tramite le cuffiette ma soprattutto perché non mi piace molto farmi vedere e infatti ci ho messo tanto anche ad aprirmi i miei social e a mettermi in mostra; questo non tanto perché sia timido, ma perché non amo stare al centro dell’attenzione, ma mi piace essere ascoltato per quello che dico. Fasma quindi è proprio la consacrazione della mia idea di musica, nel momento in cui io riesco a comunicare dentro casa di qualcuno, grazie solo alla mia voce, a una canzone che esce da delle casse, ho fatto il mio lavoro.

“Qualcosa deve cambiare, qualcosa può cambiare”, così inizia il tuo video del Manifesto della tutela dell’Arte che hai postato sui social, cosa deve cambiare secondo te?

Per me devono cambiare tantissime cose, ci dovrebbe essere molta più meritocrazia, dovrebbero sparire i pregiudizi, bisognerebbe iniziare a non commercializzare più i valori, bisognerebbe essere un po’ meno vittime, soprattutto in momenti del genere. Sicuramente qualcosa deve cambiare e noi giovani dobbiamo essere pronti al mondo del domani. Ognuno deve cambiare qualcosa all’interno della propria realtà, il cambiamento deve partire da dentro casa, da dentro le nostre mura, da dentro di noi; se tutti iniziassero a cambiare le cose dentro al proprio mondo, sicuramente di conseguenza queste cambierebbero all’esterno. Cominciamo ad apprezzare anche le piccole azioni, perché non per forza ci vuole un palco per fare qualcosa di bello, non per forza ci vuole una platea per capire di essere sulla strada giusta e di fare la cosa giusta.

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Chi sono per te gli all for one che nomini nel video?

Gli all for one sono tutte quelle persone che si mettono in mezzo tra te e quello che è il tuo sogno, per me stesso potrei essere anche io, paradossalmente. Io vedo i sogni come delle piante che devi annaffiare quotidianamente, ogni giorno, su questa pianta ovviamente cominciano a giocare anche fattori esterni, che però non devono andare a limitare la sua crescita, ma devono fertilizzarla, devono renderla più forte.

Sempre nel video parli di arte, pensi che oggi sia difficile fare dell’arte?

Io credo di no, non è difficile fare arte, anzi credo che sia molto più facile di ieri, il difficile è continuare a fare arte. Oggi si cerca di spolpare tutto subito, di capire tutto subito, di rispondere subito alle domande altrimenti qualcuno o qualcosa rimane incompiuto. Ecco secondo me questa è la cosa più brutta che si possa fare all’arte, perché l’arte è misteriosa, bisogna darle il modo di crescere, soprattutto per quanto riguarda un’artista: oggi può essere qualcosa e domani invece potrà essere qualcos’altro. Picasso ad esempio ha cambiato diversi stili, perché crescendo e maturando come persona lo ha fatto anche come artista. Questa cosa ad esempio oggi non accade, un po’ per insicurezza, un po’ per la realtà che ci contorna che non lo permette, ma soprattutto perché molte volte, l’artista, rispondendo ad alcune domande non dà la risposta che si aspettano gli altri. Per questo, ad esempio, ho sempre detto che la mia musica non ha un genere, proprio perché ciò che succede un domani nello stile di un’artista è più importante di quello che succede oggi. Un’artista emergente, secondo me va scoperto pian piano dagli altri, ma allo stesso deve anche imparare a conoscersi. Io sono molto fortunato, faccio musica con i miei amici, in maniera libera, pensando che quello che faccio un domani può continuare ad andare, perché il lavoro non si ferma mai lì in studio ma continua sempre; loro ci tengono quanto ci tengo io, questa è la cosa importante, visto che la musica è al servizio degli altri, ma la facciamo per noi stessi.

Che emozioni hai provato a calcare il palco dei big di Sanremo per la prima volta? Com’è stato non avere il pubblico?

Mi mancava. Mi mancava tantissimo stare su un palco. Per quanto riguarda il pubblico ovviamente manca, ma quando sei lì ci sono troppi stimoli, per cui può passare anche in secondo piano. Quando canto cerco di chiudermi nella mia bolla, di trasformare le scale che ti portano al palco in scale di un altro posto, di immaginare di essere seduto su una panchina a guardare quel qualcosa invece che essere seduto proprio lì, sull’Ariston; cerco di creare con la mia immaginazione un mondo a parte. Anche l’anno scorso ad esempio io ho chiuso gli occhi quando ero sul palco, è una cosa che faccio sempre quando canto. Sicuramente però mancava qualcosa, il calore della gente non è sostituibile in nessuna maniera. Sono felicissimo di aver dato tanta energia ieri sera e ne ho ancora tanta da spendere!

Il genere di musica che fai è un crossover tra elementi hip hop, trap e anche rock, quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Non ho artisti di riferimento, mi avvicino al tipo di musica in base al periodo e a quello che mi piace, facendo proprio delle ricerche musicali. Ad esempio ora ci siamo avvicinati molto al rock e così ho ascoltato e studiato tutti i concept album rock, punk, metal, per curiosità ma anche per capire la musica e informarmi al meglio, perché c’è sempre qualcosa in più da sapere in questo mondo, io so di non sapere.

Qual è il tuo posto preferito di Roma?

Di Roma io ne sono follemente innamorato, è stato il mio primo amore. Il mio posto preferito è un luogo nascosto, un ponte dove abbiamo girato i nostri primi video musicali, dove andavamo quando GG non andava a scuola e io non andavo all’università. Ci mettevamo in macchina, con il computer a fare musica, perché all’epoca non avevamo uno studio. Perciò per me il ponticiozzo, come lo chiamiamo tra di noi, è sicuramente un luogo speciale, un posto in cui ci sentiamo a casa. È stato ed è ancora parte integrante della mia e della nostra storia, perché ogni tanto ci piace tornare lì, proprio per tornare alle origini. Però non dico qual è perché sono molto geloso e non vorrei trovarci altra gente e ci rimango male!!

Ancora una grandissimo in bocca al lupo a Fasma per il suo festival di Sanremo, da parte di tutta la redazione di Roma.com!!

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