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Molto amato dai turisti, il Fontanone del Gianicolo ha alimentato la prima centrale idroelettrica di Roma ed è stata la location di scene di molti celebri film: ecco la storia di uno dei monumenti più celebri della Capitale

La Fontana dell’Acqua Paola, nota anche come il Fontanone del Gianicolo, è uno dei monumenti più famosi di Roma, nonostante non si trovi nel cuore del centro storico ma al Gianicolo, uno dei quartieri più panoramici, situato al di sopra del più famoso e centrale Trastevere. Il monumento è diventato anche un importante simbolo di Roma, apparendo in diversi film, tra cui La grande bellezza, e anche nel brano Roma capoccia di Antonello Venditti, che celebra proprio il fascino della città. Intorno al 1600, lo stato Vaticano con il patrocinio del Comune di Roma, ripristinarono l’antico Acquedotto Traiano, il primo con l’intento di avere acqua per i giardini della residenza vaticana, il secondo per migliorare l’approvvigionamento d’acqua nei quartieri di Trastevere e di Borgo. Il Fontanone del Gianicolo nasce quindi come mostra terminale di tale acquedotto, alimentato dalle acque del Lago di Bracciano. Dal 1901 agli anni ’30 la fontana alimentò la prima centrale idroelettrica di Roma.

L’opera, realizzata in marmo e granito, è sicuramente tra le fontane più maestose della città di Roma , con la parte inferiore occupata da archi e colonne e la parte superiore con archi e finestre che consentivano di ammirare il giardino botanico posto subito dietro il fontanone. Originariamente il fontanone aveva cinque vasche in corrispondenza degli archi; oggi è presente un’unica vasca centrale in cui confluisce tutta l’acqua.
La metà inferiore è occupata da tre grandi archi centrali e due laterali più piccoli dei primi, leggermente arretrati, tutti separati da colonne poste su alti piedistalli. Le sei colonne che la ornano, quattro di granito rosso e due laterali di granito bigio, provenivano dall’antica basilica di San Pietro. Esse poggiano su basi molto alte e i capitelli sono posti a sorreggere l’architrave.

La metà superiore dei tre archi centrali, anziché contenere statue, è occupata da grossi finestroni rettangolari aperti, in modo da consentire una parziale visibilità del giardino botanico che, all’epoca, si trovava dietro il fontanone. La parte superiore del monumento, per tutta la lunghezza delle tre nicchie maggiori, è occupata da una grande iscrizione in lingua latina a testimonianza della realizzazione dell’acquedotto, sormontata dall’enorme stemma pontificio di Paolo V, sorretto da due angeli scolpiti da Ippolito Buzio, inserito in un’edicola ad arco molto elaborata. L’intera opera è ornata di volute ai margini e di draghi e aquile araldiche, simbolo della famiglia del pontefice: i Borghese.

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