Natale a Roma è tutta ‘na poesia, Belli, Trilussa e Zanazzo e cosi sia!
Quest’anno il Natale sarà sicuramente differente dal solito, poche persone, pochi cari, sia alla vigilia che il 25, purtroppo er Covid ancora nun[...]
Perché Galileo Galilei una mattina di Aprile del 1611 decise di salire al Gianicolo? Quale era il suo nuovo “istrumento”?
Nel 1609 giunse a Venezia la notizia che, presso certi artigiani olandesi, erano stati costruiti degli “occhiali” muniti di lenti particolari. Si trattava di strumenti innovativi che permettevano di vedere gli oggetti lontani come fossero vicini, perché capaci di ingrandire di quattro volte l’oggetto osservato. Come potete immaginare, quando le carte approdarono nel laboratorio sperimentale di Galileo Galilei, quei progetti subirono un vero e proprio upload. Il fisico non riuscì solo a migliorarne le prestazioni, ma ne costruì modelli davvero notevoli, aumentandone la capacità di ingrandimento (fino a 14 volte) e trasformandoli in formidabili strumenti per l’indagine astronomica. È in quel momento che presero vita, per la prima volta e fra le sue mani, i prototipi dei nostri futuri telescopi.

(Fonte: Zoomedia.it)
Strumenti che, di lì in poi, avrebbero rivoluzionato e messo in discussione tante delle visioni dell’epoca date per certe, ridiscutendo i termini di numerosissime teorie e, in ultimo, avvalorando, ancora una volta, l’importanza del metodo scientifico e dei suoi tre steps principali: osservazione, formulazione di un’ipotesi e dimostrazione. Così, in altre parole, nacque il cannocchiale: da due tubi semicircolari, tenuti insieme da un filo di rame, a formarne uno ricoperto di carta, un obiettivo e un oculare.
Stando alle parole del Galilei, nel Sidereus Nuncius (1610), uno dei suoi trattati di astronomia, il cannocchiale gli avrebbe permesso di dimostrare: «la moltitudine di stelle fisse, invisibile con il solo occhio naturale et in particolare della Via Lattea, et delle nebulose che siano congerie di minutissime stelle»; che Saturno non era «una semplice stella, ma tre stelle congionte insieme»; che «la stella di Venere» aveva «le mutazioni di figure, crescendo e scemando come la Luna»; che la Luna aveva «la superficie aspera et inuguale»; e che «intorno al pianeta Giove» discorrevano «quattro stelle mobili et di movimenti fra loro differenti et velocissimi». E, tuttavia, come ogni scoperta rivoluzionaria, in grado di contraddire molte verità, ormai date per assodate, non mancarono la resistenza e le critiche da parte di molti scienziati del tempo.

(Fonte: Istituto Calvino)
Per questo motivo, una mattina di aprile del 1611 Galileo Galilei invitò gli accademici del circolo scientifico più importante di allora, l’Accademia dei Lincei, e qualche membro di spicco della Curia romana, a salire con lui sul punto più alto del Gianicolo, con lo scopo di dimostrare a tutti le potenzialità del suo «istrumento». Arrivato presso il Belvedere e la Casina Malvasia, il fisico montò il suo marchingegno, tale «cannone overo ochiale», e lo puntò in direzione di Villa Mondragone, sulle colline Tuscolane.
Poi si voltò, verso i suoi spettatori, chiedendo ad ognuno di guardarvi attraverso. La visione nitida dell’edificio, con l’ausilio di quell’arnese, lasciò tutti esterrefatti. Il cannocchiale era capace di mostrare perfettamente l’architettura della Villa osservata, sebbene lontanissima dal punto d’osservazione. L’esperimento di Galileo poteva dirsi, in altre parole, riuscito. Tanto che, poco dopo, anche lui si trovò iscritto fra gli scienziati dell’Accademia dei Lincei. Nello stesso anno, pare, il Principe Cesi, fondatore di quell’Accademia, propose di chiamare quello strumento col nome di “telescopio“, dal greco tele, “lontano“, e scopeo, “vedo“, proprio per via della sua utilità nell’osservare le cose lontane.

(Fonte: Wikipedia)
Il lavoro di Galileo, ovviamente non si fermò lì, ma proseguì nell’ideazione di diversi accessori utili ai diversi impieghi del suo cannocchiale, come il micrometro, utili a misurare le distanze fra Giove e i suoi satelliti, e l’elioscopio, per l’osservazione delle macchie solari, senza subire danni agli occhi. Antichi strumenti, di cui attualmente restano due esemplari originali, conservati nel Museo Galileo di Firenze.
Quest’anno il Natale sarà sicuramente differente dal solito, poche persone, pochi cari, sia alla vigilia che il 25, purtroppo er Covid ancora nun[...]
Viene indicato in tanti modi ma a Roma significa una cosa sola, la fortuna. Perchè il 23 è un numero così fortunato? E[...]
Opere d’arte che non trovi nei musei ma a pochi passi dai vicoli della città eterna. Roma, un museo a cielo aperto Roma[...]
Tra palazzi storici e chiese dimenticate, dove l’arte si svela solo a chi sa cercarla, ma la bellezza di Roma è anche questa,[...]
Conosci questa figura divina? Per molti era l’ultima spiaggia, ma per gli imperatori era la protettrice di qualcosa di più grande: il loro[...]
A Roma non manca niente e, se ami il brivido, stiamo per proporti delle esperienze più suggestive di sempre: resterai esterrefatto! Location da[...]
Roma oltre ad ai suoi monumenti che risalgono all’antichità è famosa per le sue fontane che si ritrovano in quasi tutte le piazze[...]
Volcanalia era un’antica festività dedicata al dio del fuoco e dei vulcani, Vulcano. Si celebrava dal 23 al 25 Agosto ed era un[...]
Un luogo storico di Roma dove la magia della scena incontra leggende di spettri e capolavori immortali. Un gioiello nel cuore di Roma[...]
Guerra, uno dei primi assedi di Roma; i romani erano passati per la prima volta da sudditi a cittadini, dopo aver cacciato l’ultimo[...]
Dal 19 al 23 luglio si tenevano nell’antica Roma le Lucaria, festività in onore della dea dei boschi: vi raccontiamo da cosa hanno[...]
Proprio così, sulla faccia della nostra bellissima terra, non c’è una sola Roma, ma tra grandi e piccole città, villaggi rurali e località[...]
Sebbene oggi la città di Roma possa fare i conti con qualche problema legato alla continua manodopera, gli antichi romani vantano il primato[...]
Il 23 giugno i Romani antichi celebravano Fors Fortuna, spirito del caso e del destino. Un rituale notturno che sa di mistero e[...]
“Poemi di Terra Nera” è una mostra che trasforma la Galleria Borghese in un dialogo tra antico e contemporaneo. Fino al 14 settembre,[...]