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Il cannone del Gianicolo, la tradizione romana tra spari e cilecche

foto di: Immagini prese dal web

Tra le tante tradizioni care ai Romani, dalla cucina alla girandola di Castel Sant’Angelo, quella dello sparo del cannone del Gianicolo è forse una tra le più sentite. Non c’è giorno che passi, con la pioggia o con il sole, d’estate o d’inverno che da uno dei colli più alti di Roma, da cui si può godere una vista panoramica mozzafiato, il cannone non spari. Ci sono stati momenti in cui questo non è potuto accadere o il colpo, come si suol dire, ha fatto cilecca, vediamo quando!

La tradizione del colpo di cannone del Gianicolo

Prima del 1847, anno di istituzione di questa tradizione, le campane delle chiese di Roma, come anche quelle di tutti gli altri paesi, erano solite segnare le ore. Quella di mezzogiorno era un’ora particolarmente cara a tutti i lavoratori e a tutti i romani, perché segnava la pausa più attesa, quella del pranzo! A quanto pare però, a Roma gli orologgi de li preti nun segnaveno tutti la stessa ora. Pio IX allora corse ai ripari e per fare in modo che le chiese di Roma suonassero tutte insieme decise che le campane potessero iniziare ad annunciare l’arrivo di mezzogiorno solamente dopo il colpo di cannone, che in quel tempo veniva sparato da Castel Sant’Angelo, roccaforte cittadina del Papa. Da quel momento in poi, il cannone continuò sempre a sparare, dando alle chiese il permesso di suonare il mezzogiorno.

Ma il cannone del Gianicolo è stato sempre lì?

Il cannone che oggi spara dal colle del Gianicolo in realtà non è stato sempre lì. Nel 1903 per la prima volta gli fu cambiato di posto e fu portato a Monte Mario, dove oggi sorge un grande hotel. L’anno successivo infine fu portato dov’è ora, in cima al Gianicolo. Oggi questa cerimonia è aperta e visibile al pubblico e per arrivare sul luogo del colpo basterà salire il colle magari passando attraverso il parco posto alle sue pedici, visitando il giardino giapponese e l’orto botanico di Roma. Oppure se provenite da Trastevere basterà arrivare a San Pietro in Montorio, salire su per via Garibaldi e poi intraprendere la Passeggiata del Gianicolo. Lo spettacolo che si aprirà davanti ai tuoi occhi sarà stupendo, tre militari che si preparano e poi il colpo che si apre sul bellissimo panorama mozzafiato.

Le volte che il cannone ha fatto cilecca

Ma non tutte le ciambelle escono con il buco e anche per il cannone del Gianicolo non tutte le giornate sono buono per sparare! La classica cerimonia preceduta dal conto alla rovescia che termina con l’invocazione a Santa Barbara, protettrice degli artiglieri, non è esente da passi falsi, l’ultima cilecca infatti è capitata a maggio dell’anno scorso. Dopo i giorni del lockdown in cui il cannone non ne aveva sbagliata una, facendo sentire il suo colpo per tutta Roma, proprio al ritorno dei turisti s’è emozionato.

Come si può vedere nel video infatti, un problema al meccanismo di avviamento del colpo a salve non ha permesso il tradizionale evento che annuncia il pranzo ai romani. Un’altra cilecca era capitata nel giugno del 2019, quando invece una soldatessa non riuscì purtroppo a far partire il colpo. Il cannone però subì anche un lungo periodo di mutismo in seguito agli eventi della seconda guerra mondiale, che lo fecero rimanere in silenzio fino al 1959. Per far cantare di nuovo il cannone ci volle una petizione del romano Mario Riva, il famoso conduttore del Musichiere – che insieme al Maestro Manzi, fu animatore della prima televisione italiana -, che riportò di nuovo al suo vecchio mestiere il cannone del Gianicolo.

La poesia dedicata al cannone

A lui infine è dedicata anche una poesia, composta dal romano Checco Durante (1893-1976), attore e poeta romanesco, stretto collaboratore di Ettore Petrolini, ispiratore anche del grande Gigi Proietti.

St’usanza che pareva bella e morta
è tornata de moda ‘n’artra vorta.
Mo’ mezzogiorno a tutte le perzone
j’ariviè segnalato dar cannone.

Quanno lo sento penzo co’ la mente
na prejera che viene su dar core
e mormoro: Signore!
Fa ch’er cannone serva solamente
pe’ dì all’umanità
che sta arrivanno l’ora de magnà