La chiesa degli artisti nel cuore di Piazza del Popolo, luogo d'incontro tra arte e sacro | Roma.Com

La chiesa degli artisti nel cuore di Piazza del Popolo, luogo d’incontro tra arte e sacro

La chiesa degli artisti, conosciuta anche come basilica di Santa Maria in Montesanto, lega il suo nome ai più celebri architetti del Barocco, scopriamo per quale motivo si chiama così e le sue caratteristiche architettoniche

La chiesa degli artisti, i suoi architetti e il suo stile

Nel cuore di Piazza del Popolo a Roma si trova la basilica di Santa Maria in Montesanto si colloca nella tradizione architettonica del Barocco romano e dal punto di vista storico-artistico lega il suo nome ad alcuni tra i più importanti architetti del ‘600 che, nella Roma delle grandi committenze papali, furono invitati a progettarne la struttura, da Carlo Fontana fino alla supervisione di Gian Lorenzo Bernini. Essa è popolarmente conosciuta come chiesa gemella di Santa Maria dei Miracoli, pur presentando sensibili differenze soprattutto a livello di pianta.

La chiesa degli artisti, per quale motivo si chiama così?

L’importanza culturale della basilica é legata invece al nome di monsignor Ennio Francia che dal 1953 ne fece sede della messa degli Artisti, con l’obiettivo di dare vita a un luogo dove natura e sacro si incontrano con la comunione dell’arte e un sincero scambio tra artisti credenti e non. Il progetto originario prevedeva che la celebrazione domenicale fosse letta ogni volta da un attore. Negli ultimi anni ha ospitato i funerali di molti esponenti del mondo dello spettacolo, ultimo dei quali è stato Maurizio Costanzo.

La chiesa degli artisti, le sue caratteristiche architettoniche

L’ellissi della pianta suggerisce l’idea di un universo in movimento, che si irradia nella città attraverso le vie che si diramano, la facciata è scandita dal pronao, costituito da quattro imponenti colonne. La cupola si erge su un tamburo dodecagono nel quale si aprono sette finestre, ricoperta da squame di lavagna che conferiscono quel colore grigio così raro a Roma. Al suo interno ospita sei cappelle laterali mentre il campanile è stato terminato solo nel 1761 ad opera di Francesco Navone.

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