Piazza di Santa Maria Liberatrice: il salotto verde di Testaccio
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Sul modello dei lavori di Giacomo Della Porta, dalla forma ovale e costruite in travertino, le due fontane di piazza Farnese nascono come vasche ornamentali e hanno subito modifiche sino al secolo scorso
La piazza Farnese, la cui costruzione fu terminata a metà del ‘500, era il centro principale del rione Regola con l’imponente facciata del palazzo della nobile famiglia di cui porta il nome che era stata realizzata pochi anni prima. In mezzo alla piazza il papa Paolo III aveva fatto porre una vasca di granito, inizialmente con la sola funzione di ornamento del plesso, con una forma ovale, con i lati maggiori retti, quelli minori curvi, il bordo superiore più ampio di quello inferiore e all’esterno due maniglie e una testa di leone.
Dopo mezzo secolo il cardinale Alessandro Farnese trasferì una seconda vasca di fronte al proprio palazzo. All’epoca si stava realizzando il grande acquedotto dell’Acqua Vergine e il monumento fu intanto posizionato nell’attesa che i condotti portassero l’acqua anche nella piazza, trasformandole così in fontane, fatto che avvenne ufficialmente nel 1626 per mano dell’architetto Girolamo Rainaldi, il quale le sistemò all’interno di vasche in travertino più grandi, poggiate su un gradino, posizionando al centro un balaustro a forma d’anfora, sormontata dal giglio araldico dei Farnesi.
La costruzione fu ispirata dal modello di Della Porta, come per molte altre fontane che abbelliscono la Capitale. L’acqua fuoriusciva da ben sette punti, una dal giglio superiore, due all’estremità e altri in corrispondenza delle bombature. La fontana posta a settentrione è più piccola e meglio conservata, mentre l’altra non ha subito molti interventi ed è più vicina alla lavorazione originaria.
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