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Tranquilla se ne sta lì, addossata al Cimitero acattolico, tra l’imbocco di via Ostiense, uno dei quartieri più veraci di Roma, Testaccio, dando il nome a una stazione della metropolitana e ad un intera zona della capitale, ma qual è la storia dell’unica Piramide rimasta a Roma?
Che cosa ci fa una piramide a Roma? Mica se la saranno portata dall’Egitto? No no, non preoccupatevi, gli antichi romani hanno trasportato fior fior di monumenti dai vari territori che avevano conquistato, come proprio gli obelischi egizi, ma questo non è accaduto per la Piramide Cestia, che invece è made in Roma, al 100% e anzi, costruita, come vi diremo tra poco a tempi di record! Nell’antichità non era l’unica struttura piramidale presente nella capitale, un’altra era a Borgo e fu distrutta da Papa Alessandro VI per costruire una nuova via. Gli antichi credevano anche che la piramide sull’Ostiense fosse il sepolcro di Remo, mentre quella presente nel quartiere intorno al vaticano fosse il sepolcro di Romolo. Nonostante le sue dimensioni siano piccoline e non possano essere paragonabili a quelle egizie la Piramide Cestia non ha niente da invidiare a quelle di Giza. I suoi lati misurano circa 30 metri mentre la sua altezza arriva a 36,4 metri; la sua struttura, al contrario di quelle dell’Antico Egitto, è in calcestruzzo e cortina di mattoni, ricoperta da lastre di marmo di Carrara. Questo suo solido scheletro le ha permesso, oltre che durare nel tempo fino ai nostri giorni, anche di essere più scoscesa delle piramidi egizie e raggiungere un’altezza maggiore rispetto ad una ipotetica piramide costruita secondo gli schemi egizi. Al suo interno è presente una camera, molto piccola, con il lato più lungo che misura 5,95 m e quello più corto 4,10, con il soffitto che arriva a sfiorare i 5 metri. Gli interni di questa piramide sono tutt’oggi visitabili attraverso visite guidate, tutte le domeniche e il terzo e quarto sabato di ogni mese (non per il momento a causa delle regole covid).
Arriviamo però al cuore della nostra domanda, che ce sta a fa’ ‘na piramide ar centro de Roma? Tutto ‘sto popo de robba non è altro che un monumento funebre intitolato a Gaio Cestio Epulone, un uomo potente, appartenente a uno dei collegi religiosi più importanti dell’antica Roma. Egli volle farsi costruire una piramide seguendo la moda del momento, dato che l’Egitto era appena stato conquistato dall’imperatore Augusto, nel 30 a.C. Questo monumento funebre infatti fu costruito tra il 18 e il 12 a.C. dopo la morte dell’uomo romano.

La storia della sua realizzazione è abbastanza particolare; infatti Gaio Cestio, ordinò ai propri eredi la costruzione di questo monumento funebre entro 330 giorni dalla sua morte, pena la perdita totale dell’eredità da parte dei suoi cari. Nun je l’avessero mai detto! Probabilmente gli eredi posero a lavorare persone a tutte l’ore, giorno e notte, con la pioggia o con il sole e altro che burocrazia italiana o permessi al comune di Roma Capitale, tra ‘na cosa e n’artra, i lavori per la costruzione del monumento funebre a Gaio Cestio Epulone finirono anche con qualche giorno d’anticipo, capito sì?! Questa notizia ci viene anche dall’iscrizione che gli eredi vollero lasciare proprio sopra il monumento affinché tutti sapessero che era stata realizzata nelle tempistiche volute.
Opus absolutum ex testamento diebus CCCXXX, arbitratu (L.) Ponti P. f. Cla (udia tribu), Melae heredis et Pothi l(iberti)
“Quest’opera è stata completata per testamento in 330 giorni per disposizione dell’erede Lucio Ponzio Mela, figlio di Publio, della tribù Claudia, e del liberto Potho”.
A quanto pare questi lavori furono fatti anche abbastanza bene, come testimoniano i suoi circa 2000 anni di vita! È vero, durante i secoli, qualche ritocchino la piramide se l’è fatto fare, ma le pietre di base e il calcestruzzo sono ancora quelli degli antichi romani! Come si suol dire, quanno c’è la bbona volontà…
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