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La capitale dei Paesi Bassi infatti non è l’unica città ad avere un quartiere a luci rosse, nel mondo ne esistono tanti e nel medioevo un quartiere simile esisteva anche nella Roma papalina che decise di riservare una parte della città alle prostitute, sapete qual era?
Se n’è sempre fatto un gran discutere di questo tema che ogni tanto torna nell’agenda politica italiana, suscitando sempre molte divisioni e imbarazzi. Nell’Europa moderna esistono vari tipi di legislazione che permettono la prostituzione e la regolano, come in Olanda o in Germania. La cosa sorprendente è che anche nello Stato Pontificio del 1500, nel rione di Campo Marzio esisteva una zona, tra la riva del Tevere e piazza del Monte d’Oro, chiamata Ortaccio, destinata alle prostitute. Per ordine di Pio V, infatti, nel 1566, questa zona che comprendeva anche via di Ripetta, via degli Schiavoni e la chiesa e l’ospedale di S. Girolamo degli Schiavoni, venne recintata, l’accesso e l’uscita regolato e sorvegliato tramite una porta d’accesso e una d’uscita. Un vero e proprio ghetto, come quello ebraico, in cui tutte le prostitute erano destinate a risiedere.
Questa zona di Roma alla caduta dell’impero romano venne piano piano abbandonata e lasciata all’incuria. Grazie ad un permesso di papa Niccolò V nel 1453, ad occupare queste zone furono dei rifugiati provenienti dall’odierna Croazia e Slovenia, che in dialetto venivano chiamati schiavoni. Nel ‘500, in seguito alle numerose guerre e quindi alla povertà diffusa all’interno della società italiana, il fenomeno della prostituzione cominciò a dilagare anche nella Roma papalina e così il papa di allora cercò di arginare il fenomeno contenendo le prostitute nella ona dell’Ortaccio di Campo Marzio. Le reazioni degli abitanti di questo rione, non furono positive, anzi, si levarono vere e proprie proteste perché i residenti furono costretti a far allontanare
“le donne oneste della loro Nazione” perché “per esser la casa assegnata a uso delle povere donne della nazione nostra, in via detta Schiavonia, dove al presente è deputato il serraglio delle pubbliche meretrici, non è conveniente, che le dette donne honeste schiavone, habitino in loco dishonesto”
Ma ormai la decisione era stata presa e così per ordine di un Pontefice nacque il quartiere a luci rosse di Roma.
Essendo ‘na sorta de ghetto, questo quartiere subiva delle vere e proprie chiusure a determinate ore della sera per poi riaprire la mattina. Questa chiusura era abbastanza netta, della serie chi c’è, c’è, chi non c’è, non c’è, per cui se si rimaneva dentro oppure se alcuni abitanti di questo angolo di Campo Marzio rimanevano fuori, dovevano trascorre la notte sotto le stelle di Roma. All’epoca però durante la notte vigeva il coprifuoco ed esistevano leggi assai severe riguardo la violazione di questa norma. Le punizioni nun erano così piacevoli, si legge infatti in cronache dell’epoca che una volta una donna “fu trovata fuori del vicinato a ripigliarsi una padella dall’amica. Con quella istessa padella, in prigione, le fu dato sulle natiche alquante botte”, proprio per aver violato il coprifuoco. In altri casi addirittura la punizione poteva consistere in staffilate sul sedere o frustate con l’ortica. Una pena…indimenticabile! Oltre al coprifuoco e alla chiusura del ghetto, un’altra regola che riguardava l’Ortaccio era quella che vietava agli uomini l’ingresso in questo quartiere durante il periodo di Quaresima, per non essere distolti dalle attività religiose. Ma si sa, fatta la legge trovato l’inganno e per proseguire a suon di proverbi, se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto, così in questo periodo erano le donne a uscire da questo quartiere per andare a casa degli uomini. Ad inizio XVIII secolo con una nuova legge, si mise fine al quartiere a luci rosse dell’Ortaccio di Campo Marzio e le prostitute al suo interno costrette a trovare abitazione in altri luoghi ai confini di Roma come fuori Porta del Popolo. E tu conoscevi questa storia di Roma?
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