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Una città come Roma, attraversata da un fiume, non poteva che sviluppare una grande esperienza in fatto di ponti; numerosi se ne sono succeduti nelle epoche e c’è chi ha resistito, chi è stato abbandonato, chi non ha lasciato ricordi di sé. Scopriamo insieme in questo articolo, le particolarità di alcuni dei ponti di Roma.
Per ordine cronologico e quindi pe’ divozzione, come si suol dire, partiamo dal ponte più antico di Roma, il Ponte Fabricio o Ponte dei Quattro Capi. Questo ponte non è tra i più lunghi, misura infatti solo 62 metri e collega l’Isola Tiberina alla parte sinistra del Tevere. Il suo soprannome, ponte dei quattro capi, deriva dal fatto che sulla parte del lungo Tevere sono presenti due statue sul parapetto del ponte con 4 teste scolpite. C’è chi dice raffigurino il dio romano Giano, che era raffigurato sempre con una doppia testa, c’è invece chi riporta la leggenda di 4 architetti chiamati dal pontefice Sisto V e che entrati in contrasto tra loro, furono decapitati dal Papa, che volle comunque ricordarli con questa statua. Il ponte inoltre nel corso della storia è stato anche chiamato Ponte dei Giudei, per la vicinanza al Ghetto e alla chiesa dove ogni sabato gli ebrei erano obbligati da una legge papalina ad ascoltare il sermone per cercare di convertirli. La grande particolarità di questo ponte è che è l’unico ancora esistente dell’epoca degli antichi romani, spieghiamo meglio. Il ponte costruito dall’addetto alle strade romane Lucio Fabricio nel 62 a.C., è stato si ristrutturato, ma solo all’esterno. La struttura interna, quindi la parte che sorregge il ponte è ancora quella costruita ormai 2000 e più anni fa dagli antichi romani. Quando si suol dire costruire per l’eternità!
Continuando per ordine cronologico parliamo ora di uno dei ponti più famosi di Roma, Ponte Milvio. Questo ponte è diventato famoso soprattutto nei primi anni 2000 dopo il film Ho voglia di te, tratto dal libro di Federico Moccia, dove i due innamorati protagonisti della storia, in segno del loro amore, attaccano un lucchetto a uno dei lampioni di Ponte Milvio gettando le chiavi nel Tevere. Ma questo ponte ha visto anche battaglie storiche, come quelle tra i due imperatori, Costantino e Massenzio; il primo, proprio durante la battaglia vide una croce con la scritta In hoc signo vinces (sotto questo segno vincerai), che spronò Costantino nella battaglia e nel diffondere la religione cristiana nell’impero romano. Infine il nome con cui i romani chiamano questo ponte è Ponte Mollo, perché data la sua poca altezza dal letto del fiume, durante le piene del Tevere è uno dei primi a finire a mollo ovvero sott’acqua.
Il Ponte Cavour è uno dei passaggi sul Tevere costruiti dopo l’unità d’Italia. Qui prima di questa struttura in muratura e travertino era presente una passerella pedonale, la famosa Passerella di Ripetta; in questi luoghi c’era anche un porto fluviale poi abbattuto con la costruzione degli argini del fiume. Tornando però al Ponte Cavour, la sua importanza non sta né nella storia della sua costruzione, né in altre caratteristiche tecniche; questi collega la parte nord di Roma, tra piazza Cavour sulla sponda destra del Tevere e il complesso museale dell’Ara Pacis e del Mausoleo di Augusto. La sua particolarità invece consiste nell’essere ogni primo dell’anno palcoscenico di un tuffo particolare nel fiume, quello di Maurizio Palmulli, in arte Mister Ok. Tradizione iniziato nel 1946 da Rick de Sonay, oggi il bagnino di Castel Fusano si tuffa ancora, ogni anno da 31 anni, il 1 di gennaio da Ponte Cavour, come buon augurio per l’anno nuovo.
Nella storia però Roma non è stata sempre ricca di ponti come oggi e a causa di guerre, di abbandoni o di mancanza di denaro per costruirne altri, nella Città Eterna si cercavano maniere alternative per attraversare il Tevere e arrivare all’altra sponda. Così lungo tutto il corso del fiume sorgevano almeno 6 passaggi con le barchette. Il sistema era molto semplice, una volta tesa una corda da una sponda all’altra, il navigante trascinava la barca lungo questa “rotaia sospesa”, che rendeva il passaggio sicuro anche quando c’era molta corrente nel fiume. Questi attraversamenti non temevano dunque le piene del fiume e anzi erano anche comodi poiché presentavano posti a sedere. Le sedi di queste barchette erano tutti tra i due porti principali del Tevere (quello di Ripetta e quello di Testaccio):
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