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Per la rubrica a mezz’ora da Roma, questa settimana vi consigliamo uno dei paesi più caratteristici, ma anche più golosi vicino alla Capitale, Gerano, il paese della latta e della pasta.

Si potrebbe fare subito della facile ironia sul fatto che solo a Gerano esista l’unico museo delle scatole di latta in Italia, ma sbagliereste e alla grande. Questo piccolo scrigno nel cuore del paese a est di Roma è un vero e proprio gioiellino di storia, design e cultura. Storia perché ormai pochissimi di noi possiedono ancora dentro casa le vecchie scatole di latta; tra le più famose – che in qualche supermercato si trovano ancora – quelle blu, dei biscotti danesi. Le nostre mamme o lo nostre nonne, finito il contenitore lo riutilizzavano per riposarci le cose più disparate, dalle chiavi agli arnesi per cucire, dai soldi spicci ai ritagli di giornale; insomma, per la antica mentalità del riuso, queste scatole erano molto più preziose quando avevano finito il loro contenuto!

Oltre mille scatole di latta sono presenti all’interno di questo particolarissimo museo e risalgono tutte al periodo che va tra il 1890 e il 1950. La persona che bisogna ringraziare per la collezione di questa preziosa parte della storia del design è Marina Durand De La Penne, che ha cominciato a collezionare queste scatole dopo aver ricevuto in dono un bidone del 1900 marcato Saiwa. Da lì non si è più fermata e ha continuato ad accumulare pezzi come quello firmato da Gabriele d’Annunzio nel marzo del 1929, in cui sostiene che i biscotti italiani fossero migliori di quelli inglesi. Di diversi tipi e formati se si entra in questo museo, non si può fare altro che perdersi e ritornare bambini quando si vedono le scatole con Minnie e Topolino o quelle di Alice nel Paese delle Meraviglie. All’interno di queste scatole ora si lasciano biglietti con ricordi personali, desideri, facendo diventare queste scatole dei veri pozzi dei desideri.

Gerano però non è solo il paese della latta, ma anche quello della pasta e per un romano si sa, magnà è ‘mportante, come ci ricordano anche le poesie di Aldo Fabrizi, per cui bene l’offerta culturale, ma anche quella gastronomica non deve mancare. Questo paese in provincia di Roma infatti è famoso anche per aver la bontà dei suoi strozzapreti, famosi in tutta Italia. Il suo nome particolare deriva dal fatto che l’impasto, fatto di farina di grano duro misto a grano turco, rimanendo duro e colloso, doveva per forza di cose essere mandato giù con del vino e dato che il succo di Bacco non poteva essere bevuto sempre dai preti, ecco che il nome viene da sé. Gli strozzapreti, per rispettare la tradizione geranesca, vanno mangiati rigorosamente con il sugo di pistecchia, che ha come ingredienti pomodoro, aglio prezzemolo, peperoncino e alici.
Un altro tipo di pasta tipico di Gerano sono le gnocche pelose, che in realtà sono molto simili nel formato a delle tagliatelle. Queste vengono impastate con farina non setacciata e condite con il classico sugo con funghi porcini e salsicce. Una pasta molto potente che però, lassateve di’, ve rimette ar monno.
Infine l’ultimo tipo di primo tipico della cucina geranese sono i maccarunacci co’ gli cici. Questo tipo di pasta, ricorda per il suo grande spessore la forma di un bucatino, ma in realtà il loro diametro è molto più grande. La particolarità di questo piatto è che il sugo ha come ingrediente principe i ceci, legume che di solito è molto utilizzato nei contorni, nelle minestre o nelle zuppe. Questo primo invece lo prevede proprio come attore principale di questo primo di pastasciutta. Con tutta questa scelta tra il mangiare e la cultura, non resta che augurarvi buon fine settimana!

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