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La Basilica di Santa Francesca Romana ospita splendidi dipinti ed affreschi ed è stata il luogo di sepoltura di due illustri personaggi storici
La Basilica di Santa Francesca Romana, anche nota come Santa Maria Nova, si trova tra il Foro Romano e il Tempio di Venere, costruita nel IX secolo su un preesistente oratorio e dedicata all’omonima santa, le cui reliquie sono conservate nella cripta. Il nome invece deriva da una giovane fedele che nel 1430 fondò, insieme ad un gruppo di donne, la congregazione delle Oblate con sede presso il monastero di Tor de’ Specchi. Nel 1440 la santa morì e le sue spoglie furono depositate presso la cripta dell’edificio sacro a lei dedicato. Nel XII secolo l’edificio fu sottoposto ad un’importante ristrutturazione, che vide l’erezione del campanile e la decorazione dell’abside. Quando nel 1870 Roma fu conquistata e divenne la capitale del Regno d’Italia, il nuovo Stato unitario espropriò varie proprietà ecclesiastiche, tra cui il monastero annesso alla chiesa e agli inizi del XX secolo, l’archeologo Giacomo Boni ricavò l’Antiquarium Forense per esporvi i reperti provenienti dagli scavi del Foro.
La Basilica di Santa Francesca Romana, le caratteristiche architettoniche
Nel XVII secolo venne avviata una radicale campagna di restauro che trasformò l’aspetto originario dell’edificio, da medievale a barocco, di cui è un esempio la facciata in travertino realizzata da Carlo Lombardi nel 1615, strutturata su due ordini e aperta in basso dalle tre arcate di ordine tuscanico. Il mosaico absidale e quello dell’arco trionfale sono del IX secolo, epoca di costruzione della basilica. Tra le altre opere al suo interno il Miracolo di san Benedetto, dipinto settecentesco di Pierre Subleyras, che si trova nella Sacrestia, e, nella volta della prima cappella a destra, l’affresco con i Dottori della Chiesa attribuito al celebre Melozzo da Forlì. Nella sacrestia è conservata anche la Trinità con il beato Bernardo Tolomei e angeli, dipinta da Giacinto Brandi tra il 1665 e il 1670.
La Basilica di Santa Francesca e le sepolture illustri
In questa chiesa è sepolto nel transetto destro papa Gregorio XI, che riportò il papato a Roma da Avignone e il pittore Gentile da Fabriano nel 1427, ma della sua tomba non è rimasta traccia. Negli anni cinquanta del Novecento, tuttavia, è stata collocata sul pavimento della navata una lapide che ricorda la sepoltura all’interno della basilica di uno dei principali esponenti del Gotico Internazionale.

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