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La Chiesa di San Pantaleo risale al Basso Medioevo, è dedicata al patrono dei medici, ospita al suo interno le spoglie di San Giuseppe Calasanzio e numerosi dipinti che meritano di essere ammirati dal vivo
La Chiesa di San Pantaleo si trova nell’omonima piazza nel rione Parione nel centro di Roma. Era già esistente nell’XII secolo come testimonia la sua menzione in una bolla di papa Urbano III del 1186. Dedicata a san Pantaleone di Nicomedia, martire sotto Diocleziano e patrono dei medici. La chiesa fu più volte restaurata. Nel 1621 la chiesa e il convento annesso furono affidati a san Giuseppe Calasanzio, che ne fece la curia generalizia dell’ordine da lui fondato, gli Scolopi, che possiedono l’intero complesso. La chiesa fu ricostruita alla fine del secolo su disegno di Giovanni Antonio De Rossi, mentre la facciata, in chiaro stile neoclassico, risale agli inizi del XIX secolo ed è opera del Valadier.
L’interno della chiesa si presenta a navata unica, con volta a botte, due cappelle per lato ed un’abside profonda. Tra le opere che ospita troviamo nella volta il Trionfo del nome di Maria, affresco di Filippo Gherardi detto il Lucchesino con i quattro continenti noti all’epoca del dipinto. Ponendosi in corrispondenza dell’ingresso si notano: l’Europa, donna coronata più vicina al cospetto di Dio, con ai suoi piedi alcuni putti che porgono corone, tra cui quella del Pontefice. Alla sua sinistra ed in basso le due Americhe, nella sembianza di un’Amazzone con faretra e dardi e alla sua destra l’Asia, donna coronata di fiori, che porge un calice con spezie orientali. In basso l’Africa, donna di colore con in mano un corallo ed ai suoi piedi un putto con spighe di grano.
Nella chiesa di San Pantaleo è visibile anche nella seconda cappella a destra il dipinto Morte di san Giuseppe attribuita a Sebastiano Ricci. Sotto l’altare maggiore, entro una preziosissima urna di porfido, è custodito il corpo di san Giuseppe Calasanzio mentre nel convento adiacente ci sono le camere dove abitava il santo e dove si conservano oggetti a lui appartenenti e diverse reliquie. Infine, nel corridoio che porta alla sagrestia, troviamo i Santi Giusto e Pastore del Pomarancio e la pietra tombale di Laudomia, figlia di Giovanni Bracalone de Carlonibus, uno dei tredici partecipanti alla disfida di Barletta, scontro tra cavalieri italiani e francesi nelle vicinanze della città pugliese.
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