Percile, la storia del piccolo borgo sui monti Lucretili | Roma.Com

Percile, la storia del piccolo borgo sui monti Lucretili

Il piccolo borgo di Percile si trova all’interno del parco regionale naturale dei Monti Lucretili nella città metropolitana di Roma. Ecco la sua storia: dai primi insediamenti ad oggi.02

Percile, l’origine del borgo sui monti Lucretili

Ai piedi dei monti Lucretili, nella città metropolitana di Roma, si trova il piccolo borgo di Percile, il cui nome deriverebbe dal nome della gens romana Porcia. Del periodo imperiale resta come testimonianza una stele marmorea di una bambina di età di sette anni, il quale monumento ricorda anche vari personaggi locali. Qua si trovavano delle Ville e da questi poi il borgo si sviluppò intorno a pieve e piccole chiese, anche se le prime notizie certe del paese sono datate inizio del 300 nella biografia di San Silvestro I.

Cenni storici, dal Medioevo all’epoca recente

Nel periodo medievale, intorno all’anno 1000, furono costruiti nei dintorni di Percile dei castelli a scopo difensivo e fu oggetto di varie contese feudali, con il dominio che passò dal conte di Sabina Frangipane all’Abate di Farfa e in seguito agli Orsini e ai Borghese che instaurarono una signoria che durò fino all’Unità d’Italia. In epoca più recente, subito dopo la decisiva battaglia di Mentana, alcuni garibaldini si rifugiarono proprio a Percile, come attestano toponimi di vie. La Seconda Guerra Mondiale provoca dei danni anche all’abitato di questo borgo a causa di diversi bombardamenti, con la popolazione costretta a scappare.

Le due chiese del paese: quella del patrono e quella costruita da Carlo D’Angiò

La patrona di Percile è Santa Lucia alla quale è dedicata la chiesa parrocchiale, del XVI secolo, adiacente a Palazzo Borghese, oggi sede del Municipio, e di cui rappresentava all’epoca del dominio della famiglia la cappella nobiliare. Troviamo anche la chiesa di Santa Maria della Vittoria, di più antica costruzione, con alcuni tratti gotici, e che sarebbe stata fatta erigere da Carlo D’Angiò come ringraziamento per la vittoria su Corradino di Svevia nel 1268.

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