Una cena con Erre Punto ed il suo team alla scoperta del disco in uscita a mezzanotte | Roma.Com

Una cena con Erre Punto ed il suo team alla scoperta del disco in uscita a mezzanotte

Erre punto, l’artista che stiamo seguendo con attenzione ha finalmente annunciato per mezzanotte il release del suo primo disco ufficiale “Punto de ritrovo”, in uscita con AAR Music ed Universal Music. Ci ha raccontato tutto il percorso e lo racconterà per voi anche sui suoi canali social. Noi di Roma.com abbiamo sfruttato l’occasione per parlare con la squadra dei produttori musicali di Erre che come lui ci ha detto più volte, è stata fondamentale per raggiungere il livello qualitativo presente nel disco.

https://youtu.be/NCxwNLO0cz4

Ciao Roman Meister!! Sei stato il direttore artistico di tutto il progetto “Punto de Ritrovo”. Come è stato entrare nella testa di Erre, nelle sue idee e successivamente renderle concrete?

E’ successo tutto dopo la realizzazione di “Casa Mia“, il brano che abbiamo fatto uscire nel febbraio del 2020 in cui Erre celebrava Roma e la sua appartenenza alla città.

Possiamo dire che da qui è nata l’idea di “Punto de ritrovo” ed anche una mia scommessa nel convincerlo a sperimentare suoni diversi da quelli fino ad allora da lui utilizzati. E’ così partito un progetto in cui si è cercato di fondere i suoi testi e le sue idee con sonorità più “mature”.

Da quel momento ho dato direttive su quali strumenti dovevano e non dovevano essere usati a tutta la squadra, seguendo il processo e occupandomi in prima persona di alcune produzioni e alcune modifiche che riuscissero ad allineare tutte le canzoni verso la stessa identità artistica. Ho ascoltato i vari take di registrazione fatte da Erre in diversi punti della casa vista la pandemia e il migliore è stato all’interno di un armadio con un sistema isolante di plaid e cuscini. Durante le registrazioni di “Vecchia Roma” mi sono messo anche messo davanti al microfono per registrare il ritornello e dare poi i riferimenti ad Erre passo dopo passo.

Ciao Mikrodamn! Hai seguito tutta la fase di produzione e mixaggio del disco che è avvenuta all’interno tuo studio P21. Hai qualche aneddoto da raccontare a riguardo?

La produzione di “Vecchia Roma” è stata portata avanti totalmente in remoto scatenando un derby continuo tra me e Roman Meister. Infatti durante le varie call spesso io indossavo la maglia della Lazio e Roman quella della Roma, ed è stato divertente perché Erre ha inserito il riferimento all’addio di Totti in parte anche per farmi un dispetto. Scherzi a parte, siamo veramente soddisfatti della traccia. Era la prima volta che approcciavamo ad una produzione così complessa sia a livello armonico che di gestione di determinati strumenti.

Riguardo la fase di mixaggio invece è stata portata avanti con incontri fissi di sabato alle 15, ma vista la situazione pandemica che non ci permetteva di vederci (io e Roman abitiamo in due comuni diversi) per accorciare i tempi abbiamo deciso di mixare in autonomia alcune tracce per revisionarle poi insieme. Io ero nel mio studio P21 e Roman nel suo. Abbiamo effettuato un mix veramente attento, anche perchè le voci sono state registrate in un armadio con un microfono di livello medio-basso, quindi la sfida è stata avvicinarci più possibile ad un livello professionale facendo un lavoro minuzioso in ogni particolare. Siamo infatti molto soddisfatti che Emyk, un player importante nella postproduzione di brani multiplatino che si è occupato del master del disco, abbia apprezzato il prodotto senza individuare difetti nell’elaborazione degli strumenti e delle voci.

 

Ciao Bruno Heusch!! Hai prodotto due tracce del disco, tra cui quella di apertura. Come ti senti a sapere che una prima impressione del disco dipenderà anche dal tuo lavoro? E soprattutto come è stato lavorarci?

Sapere che tutto è nato da un semplice audio mandato a Riccardo dopo quasi un anno con cui ci volevo collaborare mi fa uno strano effetto e sinceramente non vedo l’ora di sentire il parere della gente, perché dietro ti assicuro che ci è stato tantissimo lavoro.

Proprio per questo ti dico che lavorarci è stato veramente complicato perché comunque tutto è nato durante la quarantena e pensare che :  uno di noi si trova a Milano, due a Roma, due a Latina e uno a Sezze, ancora oggi mi fa strano sapere che abbiamo creato tutto ciò.

Però alla fine ci siamo riusciti e ne sono davvero soddisfatto, sia del risultato del disco che del rapporto che si è creato tra tutti noi.

Ciao Pantarei!! Hai girato insieme a Tommaso Campana i video dei brani di Erre Punto, seguito la parte manageriale e tutto il procedimento di produzione direttamente da Milano. Come è stato seguire il progetto per intero? C’è stato qualche momento della lavorazione che hai preferito o che ti ha colpito maggiormente?

Ho seguito il progetto da Milano perché purtroppo e per fortuna vivo qui però sono romano come l’intero team. C’è da dire che la parte più stimolante del progetto è stata quando abbiamo realizzato che effettivamente stavamo producendo qualcosa di grande. Sono contento di averlo seguito su più fronti perché in primis, sono uno dei produttori del team e poi ho seguito Tommaso e diciamo che ho seguito un ambito più manageriale facendo da collante tra i produttori ed erre cercare di metterci d’accordo sulle varie riunioni, come farle insomma.

Sono stato un project manager, un collante su questo aspetto con a capo ovviamente Erre Punto che era il leader che ci ha trainati tutti quanti. Diciamo che è stato un disco che ha stimolato molto tutti me in primis e ci ha anche permesso di lavorare in una maniera totalmente diversa dal solito perché abbiamo prodotto tutto in casa senza studi, senza niente eravamo tutti a distanza su zoom e ci siamo praticamente confrontati a distanza. Anche le registrazioni di alcuni strumenti che abbiamo fatto era a distanza e anche  la registrazione della stesa voce è stata fatta totalmente in uno studio fatto di coperte accroccato a casa di Erre. Questa è stata un po’ la punta dell’iceberg di tutto.

Ciao Simone Toscano!! Hai curato tutte le chitarre dal vivo presenti all’interno del disco. Come è stato quindi interpretare dal punto di vista strumentale le canzoni di Erre?

Beh che di, ho conosciuto Erre a Firenze all’università nel corso di Design. Appena conosciuto mi sono reso conto che condividevamo diverse passioni, in particolare la musica. Io tendenzialmente sono un rockettaro, nulla a che vedere con il suo genere. Infatti mi permisi di suonare un solo prettamente metal sulla base di un suo singolo, Nuvole. Morimmo dal ridere perché era fuori da ogni logica musicale ma da quel giorno non ho mai smesso di credere che lui fosse un ragazzo talentuoso in cui metteva letteralmente il cuore nella sua musica e che un giorno io avessi in qualche modo fatto parte in qualche modo di questo team che è veramente uno spettacolo. Ed è successo! Con Peluche un brano in cui c’è una bella chitarra arrogante come piace a me!

Come descriverla se non come un esperienza davvero unica, che mi ha letteralmente immerso in una cultura che non mi appartiene direttamente ma che sento in qualche modo mia e che mi emoziona parecchio.

 

 

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