Emanuele Blandamura contro il bullismo, il pugile campione europeo si racconta


Emanuele Blandamura, classe 1979, pugile cresciuto a Roma e che dalla capitale ha cominciato il suo cammino da boxeur, conquistando la vetta d’Europa nel 2016. L’abbiamo intervistato per voi facendoci svelare qualche retroscena della sua carriera, il suo presente e i progetti futuri, scopriamolo un po’.

Emanuele Blandamura, nasci a Udine ma poi ti trasferisci subito a Roma, che rapporto hai con la capitale?

Il mio rapporto con Roma è unico, è una città che amo. È vero io nasco a Udine ma è da 40 anni a che ormai vivo qui,  sono cresciuto nel quartiere Nuovo Salario. La zona che amo di più della capitale è il centro, in particolar modo Piazza Navona, dove fin da quando ero ragazzo andavo a farmi delle passeggiate.

Com’è nato l’amore per la boxe, lo sport che ti ha dato così tanti successi?

Tutto è nato perché, specialmente nei quartieri periferici, devi imparare a farti rispettare, alcune volte anche prendendo le mazzate; soprattutto anni fa, ci si picchiava per niente e per riportare a casa niente. Poi un bel giorno ho visto un film di Rocky e dentro di me è nata la voglia di fare pugilato. Confrontandomi con alcuni amici sono stato anche stimolato e alla fine questa voglia si è trasformata in volontà vera di praticare questo sport.

Quando hai capito che la boxe sarebbe stata la tua vita?

Dalla prima volta che ho bussato alla porta della mia prima palestra, la Nuova Villa Ada di Guido Fiermonte. Era un aprile, avevo 18 anni, ad aprirmi venne un vecchietto di 83 anni; il mio fare era molto da bullo, da coatto e lui alla mia richiesta di iscrivermi lì, mi rispose: “Le iscrizioni sono chiuse torna a settembre”. In quel momento ho riflettuto, anche grazie al confronto con persone più sagge che mi hanno detto: “Il pugilato è una nobile arte e devi approcciarci con umiltà”; non ho mollato, mi sono presentato di nuovo lì, la settimana successiva riavvicinandomi a questa arte in maniera semplice e umile. Il maestro questa volta mi ha aperto le porte dicendomi “Adesso le iscrizioni sono aperte”. Questa è stata la mia prima lezione di pugilato.

Ti ricordi il tuo primo incontro?

Certo! Contro Andrea Pagnotta, era il 29 ottobre 1999, ovviamente ho perso! (Ride, ndr) Nel corso degli anni però devo dire che mi sono ripreso, ma questo è il pugilato, ti insegna che nella vita non si deve mai mollare e su questo io ci ho scritto anche un libro nel 2018 con il giornalista Dario Torromeo del Corriere dello Sport, “Che lotta è la vita”.

Il tuo soprannome è Sioux, parlaci della sua origine?

Ho scelto questo soprannome semplicemente perché amo gli indiani d’America, il mio nome di battaglia deriva da lì. I Sioux non erano un popolo bellicoso, ma erano molto orgogliosi e quando imbracciavano le armi lo facevano sempre per proteggere il loro popolo. Io non ho mai combattuto perché sono un bellicoso, ma per tenere alta la mia dignità e perché amo questo sport.

Ora parliamo dei tuoi successi, 25 gennaio 2013 e 3 dicembre 2016, due date molto importanti per te, raccontaci come sono andate le cose!

Il 25 gennaio del 2013 è un giorno storico per me, sono diventato Campione dell’Unione Europea in Germania, a Stoccarda contro l’allora campione in carica Marcos Nader. C’era un forte fermento, venivo da 21 vittorie consecutive e sapevo di affrontare un campione per un titolo minore, ma comunque di prestigio e se avessi vinto sarei entrato di diritto in Europa. Partivo da sfavorito perché lui era in casa e aveva già difeso il titolo per ben tre volte; Nader invece era proiettato per il Campionato d’Europa e quindi io ero destinato ad essere la sua ultima preda prima di puntare al titolo successivo. Quel giorno però ero troppo preparato, troppo carico e vinsi per un solo punto. La cosa più bella è stata l’applauso dei 25.000 spettatori della Porsche Arena di Stoccarda. Una standing ovation meritata perché quella notte feci un’impresa e riportai dopo 10 anni questo titolo in Italia.

Il titolo europeo del dicembre del 2016

Il 3 dicembre del 2016 invece sono diventato Campione d’Europa dopo due tentativi a vuoto nel 2014 contro Billy Joe Saunders nell’arena di Manchester e nel 2015 contro Michel Soro a Milano. La prima volta fu un match combattuto, vinse lui non meritatamente perché fu un colpo fortuito a mettermi knockout; in ogni modo tenni testa a quello che poi diventò un Campione del Mondo. Ho ancora una suo messaggio: “Mi hai tenuto in pugno per una parte del match!”; ricordo con emozione quella sconfitta. Subito dopo nel giugno del 2015 rimasi sconfitto ancora contro Micheal Soro, diventato poi Campione del mondo WBA dei pesi Superwelter. Anche qui persi per ko tecnico, come con Billy Joe Saunders, ma in un certo momento sono stato in vantaggio di 1 punto. Quindi posso essere soddisfatto di aver tenuto testa a due pugili diventati poi campioni del mondo. Infine nel 2016, ho vinto questo titolo molto importante per me, contro Matteo Signani, attuale Campione Europeo dei pesi medi.

Qual è stata in generale la tua esperienza più importante?

Le esperienze che mi hanno formato nella vita sono tante, ogni giorno si impara qualcosa. Penso che l’esperienza più bella e che ripeterei sempre è quella di entrare in una palestra di pugilato, perché al di là dei pugni che ti dai, ci sono valori etici e morali che credo nessun altro sport ti possa dare. Questi anni per me sono l’esperienza più bella della mia vita, grazie anche ai maestri che ho avuto e che mi hanno lasciato sempre qualcosa di importante a livello emotivo.

Perché consiglieresti a un ragazzo di fare boxe?

Oggi, a seconda dei quartieri che frequenti, purtroppo per essere apprezzato devi saper farti rispettare; il pugilato ti dà la possibilità di mettere da parte la codardia, ti dà la forza di misurarti con te stesso, tu, da solo, contro un’altra persona, con le stesse regole. Lì sul ring, siamo io e te, one to one, uno contro uno. Praticando questo sport hai la possibilità di confrontarti con te stesso. Io sono un battagliero, sono uno che ci mette la faccia anche su temi importanti. Al momento sono testimonial sia della Federazione Pugilistica Italiana che dell’Ente Sportivo del Coni OPES nella battaglia contro il bullismo, ma non contro il bullo, al quale invece vanno aperte le braccia in segno di accoglienza, perché a volte anche il bullo è a sua volta vittima del bullismo.

Quali sono i tuoi progetti per il presente e per il futuro?

Adesso continuo ad allenarmi nella mia palestra, la Revolution, sulla Tuscolana, con il mio maestro Eugenio Agnuzzi e poi mi alleno alla Gloria, dove si allena anche Carlo Pedersoli. Per il futuro invece ci sono tante cose in cantiere, da personal trainer sto facendo degli allenamenti personalizzati che si chiamano one to one con Blandamura. Oltre a questo giro molto per la lotta contro il bullismo e ho creato insieme ad OPES un progetto per le persone a rischio emarginazione, in cui sono presenti anche case famiglia. Tutto questo è fantastico perché permette alle palestre di poter accogliere ragazzi a rischio emarginazione e di farli allenare in maniera gratuita, non solo la mattina ma anche il pomeriggio. Infine con Massimo Bagnato c’è in cantiere uno spettacolo in teatro e in più vi svelo le ultime due cose, sto per iniziare a scrivere a un secondo libro e tra poco partirà anche un progetto con la Rai. Sono veramente molto emozionato e non vedo l’ora che partano questi progetti.