"Greve" un cugino di "grave", ma più osceno | Roma.Com

“Greve” un cugino di “grave”, ma più osceno

È una parola molto vicina al “grave” perché ha quasi le sue stesse lettere, sebbene il suo significato metta in evidenza qualcosa di molto più osceno, anziché solamente grave. Lo conosci?

Una parola che può lasciar fraintendere

Il romanesco è un dialetto che spesso manda in confusione chi non lo conosce, perché non solo è composto da tanti vocaboli, ma anche da delle parole che in diversi casi sono molto simili tra loro, sebbene possano essere opposte a livello di significato.

Ne è un esempio il “greve”. È una parola che somiglia all’italiano “grave”, ma che non ha il suo stesso significato. Viene però usato in dei contesti molto simili a quelli del “grave”.

Una situazione complicata, pesante, nella quale viene naturale esclamare

Si dice “greve” nei momenti in cui ci si trova in delle situazioni che risultano complicate, pesanti.

La parola viene infatti usata con toni esasperati, che mostrano un certo disappunto per la situazione. “Greve” infatti si usa come esclamazione, appunto per rimarcare quanto è complicata la situazione. È quindi molto simile al “grave”, sebbene però abbia un significato diverso da questa parola.

Simile al “grave” ma molto più osceno

Il “greve” non va inteso come un sinonimo di “grave”. Per “greve” s’intende qualcosa di davvero osceno, aberrante e molto più pesante di “grave”. La parola infatti può essere usata per delle situazioni che sono molto più che “gravi”, appunto “grevi”.

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