Piazza di Santa Maria Liberatrice: il salotto verde di Testaccio
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Ci si è pensato, si è provato ad organizzare l’evento del mercatino di Piazza Navona con annessa Befana, ma quest’anno il rischio era molto alto, così il comune di Roma ha deciso di sospendere questa tradizione molto cara a grandi e piccini e rimandare tutto all’anno prossimo, quando la Befana si farà sicuramente perdonare di non essere passata per niente quest’anno!
La befana è una festa antichissima e la sua origine affonda nell’altra parola con la quale siamo soliti definire questo giorno di festa, cioè Epifania, di cui Befana è l’esito popolare della parola di origine greca. A Roma poi fino a fine Ottocento, si usava definire questa festa come Pasqua Bbefanìa. Oggi la festa di Piazza Navona è un’occasione irrinunciabile per tutti i romani, tra bancarelle, luci, dolciumi, giocattoli, musica e la tipica atmosfera natalizia che, anche senza la neve, la nostra Roma sa sempre donare. Prima però, questa festa si svolgeva da un’altra parte, presso la piazza di Sant’Eustachio a pochi passi Piazza Navona, vicino a San Luigi dei Francesi e a Palazzo Madama, sede odierna del Senato. La festa probabilmente venne trasferita nella chiesa dove campeggiano le fontane di Bernini e la chiesa di Borromini per la sua grandezza che accoglieva già un mercato rionale. In questa piazza, dove Belli ci ricorda che d’estate si creava un lago, si cominciò così a festeggiare la festa dell’epifania o meglio della Pasqua Bbefanìa, che all’epoca era il giorno in cui i bambini ricevevano dei doni, prima dell’arrivo di Babbo Natale.
Come quasi tutte le festività cristiane, anche quella della Befana, che ricorda l’arrivo dei tre Re Magi da Gesù, affonda le sue radici nelle antiche feste pagane romane. Infatti si pensava che dodici notti dopo la festa del Sol Invicuts, sui campi sorvolasse la dea Diana, divinità della caccia ma anche della fertilità, insieme alle sue ninfe, dando nuovo vigore al raccolto. Ecco dunque che la Chiesa nel corso degli anni ha fatto diventare la povera dea una strega che volava su una scopa. Un’altra leggenda poi narra che il mito della befana nacque quando i Re Magi chiesero ad una donna, dopo avergli chiesto indicazioni, di unirsi a loro per andare a fare visita a Gesù; lei rifiutò, dicendo di essere molto impegnata, ma subito dopo pentitasi uscì di casa regalando leccornie e doni a tutti i bambini che incontrava, nella speranza fosse Gesù.
Er giorno de Pasqua Bbefanìa, che vviè’ a li 6 de gennaro, da noi, s’aùsa a ffasse li rigali.
Se li fanno l’innammorati, li sposi, ecc. ecc.
Ma ppiù dde tutti s’ausa a ffalli a li regazzini. Ortre a li ggiocarèlli, a questi, s’ausa a ffaje trovà’ a ppennólóne a la cappa der cammino du’ carzette, una piena de pastarèlle, de ficchi secchi, mosciarèlle, e un portogallo e ’na pigna indorati e inargentati; e un’antra carzétta piena de cennere e ccarbóne pe’ tutte le vorte che sso’ stati cattivi.
La sera de la viggija de la Bbefana, a ttempo mio; li regazzini se mannaveno a ddormì’ presto, e sse ffaceveno magnà’ ppoco pe’ ffaje lassà’ una parte de la céna a la Bbefana.
La bbardoria che sse fa adesso a ppiazza Navona, tempo addietro, se faceva a Ssant’Ustacchio e ppe’ le strade de llì intorno.
In mezzo a ppiazza de li Caprettari ce se faceva un gran casotto co’ ttutte bbottegucce uperte intorno intorno, indove ce se vennéveno un sacco de ggiocarèlli, che era una bbellezza.

Infine l’altra forte tradizione romana della festa della Befana è la visita e la processione co’ Er Pupo d’Aracoeli. Laziali non ve preoccupate, nun se va a fa’ visita a Totti, ma ar Bambinello della Chiesa a fianco ar Campidoglio. Infatti ripercorrendo il viaggio dei Re Magi, la cittadinanza romana, ma anche gli altri credenti in altre città, nel giorno dell’Epifania sono soliti andare nelle chiese per il Bacio del Bambinello o comunque per una visita. Il bambino dell’Aracoeli, si dice fosse stato scolpito da un missionario francescano nel 1400, direttamente da un legno d’ulivo proveniente dalla Terra Santa. Era stato avvolto in fasce d’oro proprio come si usava fare una volta ai bambini. Purtroppo però nel 1994 è stato rubato e quello presente oggi nella chiesa romana è solamente una copia dell’originale.
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