Cristiano Colaizzi: uno dei più eclettici dj romani | Roma.Com

Cristiano Colaizzi: uno dei più eclettici dj romani

La passione della musica a 360°. Vanta la più ricca collezione di registrazioni firmate da storici colleghi ed anima un importante gruppo dedicato alle notti romane degli anni 80-90. Scopriamolo insieme grazie all’intervista del nostro Faber Cucchetti.


Nato a Roma il 4 luglio 1970. Cosa ha caratterizzato la tua adolescenza?

Sono nato e cresciuto nel quartiere Primavalle e nonostante all’epoca fosse una zona un po’ turbolenta sono fiero di quest’origine e non l’ho mai rinnegata. Ho avuto un’infanzia felice, sono cresciuto con i classici giochi di strada, con il Subbuteo e giocando a pallone nei cortili o nella vicina Pineta Sacchetti. Ho amato molto il calcio, anche se non ero un predestinato, anzi tutt’altro, ma mi è sempre piaciuto praticarlo e soprattutto seguirlo, ancora oggi mi porto dietro questa passione e infatti non mi sono mai sposato… Per quanto riguarda gli studi dopo elementari e medie ho scelto l’Istituto Tecnico Industriale ma ho mollato dopo due anni, il diploma l’ho poi conseguito a 28 anni ai corsi serali.

 

Cosa e chi ascoltavi prima di pensare di diventare disc jockey?

Diciamo che musicalmente sono stato sempre onnivoro e aperto a tutto ma a differenza di alcuni miei colleghi da bambino non ascoltavo James Brown o gli Earth, Wind & Fire ma le hit parade di Radio Rai ed i successi del momento, poi in età adolescenziale capitava che ascoltassi per caso uno o due pezzi di band che conoscevo solo di nome, mi incuriosivo e cercavo di ascoltare altro, è così che mi sono avvicinato a Police, Pink Floyd, Doors, Dire Straits, Talking Heads ed altre band pop-rock che sono state poi alla base della mia formazione musicale e che ho piacevolmente ritrovato come DJ rock.

 

Poi arrivò il tuo battesimo professionale. Raccontaci il debutto nella notte romana.

Avvenne tutto in modo casuale grazie a Daniele, un mio caro amico che si dilettava a casa con due giradischi ed un mixerino non professionali. Fu lui a trasmettermi una certa curiosità che poi è andata aumentando quando come tanti altri ascoltavo le trasmissioni di Faber Cucchetti e le classifiche a Radio Dimensione Suono. I miei genitori, che ancora oggi ringrazio infinitamente, con non pochi sacrifici nel 1987 mi comprarono il primo impianto e pian piano iniziai come tutta la mia generazione con le classiche feste in casa. Il primo locale nel quale lavorai come lightjay e secondo DJ fu l‘Ibiza di via Arezzo per poi inaugurare nel settembre 1990 uno sconosciuto discobar di via Montetestaccio che si chiamava Radio Londra. Da lì in poi ho lavorato in vari locali di Roma e dintorni, di questo ringrazio tanti miei colleghi DJ che mi hanno coinvolto con sostituzioni e residenze. Hanno sempre creduto in me sia sul piano professionale che umano. Molto di quello che ho fatto fino ad oggi è anche e soprattutto merito loro.

 

Quali le differenze fra gli anni ’80 visti da un lato del mixer e gli anni ’90 vissuti dall’altro lato?

Gli anni 80 sono stati caratterizzati dalle discoteche e dal loro grande successo, erano il divertimento principale per chi usciva la sera, le novità musicali erano esclusiva dei DJ che facevano scoprire al pubblico le nuove uscite prima delle radio, andare a ballare in quel decennio era qualcosa di magico e irrinunciabile per chiunque. Negli anni ‘90 ci sono stati tanti cambiamenti, nella musica anzitutto, si ballavano molti più generi musicali, dall’house alla techno alla black e molto altro, e si è avuta la nascita di altre tipologie di locali come i discobar ed i piccoli club che hanno in qualche modo frammentato il pubblico ed i suoi gusti. Non saprei dire quando fosse meglio, ho vissuto la seconda metà degli anni 80 come avventore e gli anni 90 come DJ, personalmente mi sono divertito ed emozionato in entrambi i casi.

Sei un attento osservatore ed i tuoi consigli possono aiutare: quali sono le caratteristiche di un dj di successo?

Penso anzitutto la personalità, una dote fondamentale in consolle e fuori dalla consolle, e poi la sicurezza nei propri mezzi che però non deve tramutarsi in spocchia o arroganza ma in una qualità che ti contraddistingue nella massa. Inoltre non trascurerei la parte mentale di questo lavoro e cioè l’abilità nel capire cosa vuole il pubblico che si ha davanti per entrarci in sintonia e oltre ad accontentarlo saperlo anche sorprendere con scelte non scontate. La tecnica di mixaggio penso vada sempre curata anche se oggi rispetto a venti-trenta anni fa mi sembra che abbia meno appeal su chi è in pista, attualmente c’è molta più attenzione sulla scelta musicale.

Sei anche un eccezionale collezionista di cassette, tanto da vantare registrazioni originali, reperti storici ed unici. 

E’ una passione nata intorno alla metà degli anni 80: su consiglio di un amico mi feci registrare dal DJ del Surf di via Capo Le Case una cassetta, pagando ovviamente (10.000 lire se non erro). Era il 1986 e da lì non mi sono più fermato. Reperivo cassette di serate di tanti locali, di Roma soprattutto ma non solo. Chiedevo agli amici e ad amici di amici, oppure le registravo da emittenti radio che nel fine settimana proponevano registrazioni da vari locali. Radio Radio era una di queste. Non mi sono mai fermato nella ricerca, e tutt’ora arricchisco la mia collezione grazie a persone gentili che mi mettono a disposizione quelle che hanno per digitalizzarle. Oggi ne posseggo circa 500 più molte altre registrazioni direttamente in formato digitale. È un modo di rivivere e ricostruire cosa si proponeva nei vari anni, di capire come si è evoluto il gusto del pubblico dei locali e di riascoltare le caratteristiche musicali e tecniche di tanti bravissimi DJ. Con il gruppo Vent’anni di Roma by night su Facebook, ho anche trovato il modo di divulgare e permettere a tante persone di beneficiarne dell’ascolto, è storia anche questa e la storia va divulgata e non tenuta nei cassetti.

Nel tuo curriculum, una lista lunghissima di locali per i quali hai mixato. A quali sei rimasto particolarmente legato e perché?

Ho lavorato in più di cento locali tra resident e special guest, forse farei prima a dirti quelli in cui mi sono trovato male perché in generale posso dire di aver avuto pochi problemi in trent’anni con proprietari, direttori e pr. Ho un carattere molto tranquillo e mi sono sempre messo a disposizione delle varie situazioni in cui ho operato per la buona riuscita di una serata. Probabilmente i locali a cui sono rimasto più legato sono quelli che ho percepito come una seconda casa e nei quali sono riuscito ad esprimere meglio il mio modo di lavorare, tra questi sicuramente l’Alpheus, il Qube, il Classico, il Barcone e la Spiaggetta con le serate di Radio Rock, Radio Londra che ho inaugurato e nel quale ho avuto l’immenso piacere di rilavorare dal 2009 al 2011, il Fashion Bar, il Futurarte e sicuramente più di ogni altro il Geronimo’s, un posto che adoro, ci ho lavorato in vari periodi degli anni 2000 e sono attualmente resident con la speranza di ricominciare quanto prima.

Sono rari i professionisti delle sale da ballo che sanno destreggiarsi fra varie specialità. Tu sei come un decatleta, abile almeno un po’ con tutto, dalla disco al rock.

È in un certo senso il concetto lavorativo che avevano i grandi DJ degli anni 70 e 80 a cui ho cercato d’ispirarmi, il conoscere e saper fare tutto, almeno in grandi linee, ossia l’essere pronto a qualsiasi evenienza la pista richiedesse. C’è poi la mia passione per la musica a 360°, non mi sono mai precluso nulla, ascolto tutto poi decido cosa mi piace proporre e cosa no, ma non ho mai scartato qualcosa a priori solo perché appartenente ad un genere che solitamente non mettevo. Questo mi ha portato in trent’anni a fare tutto, probabilmente sono uno dei pochi che è riuscito a fare serate esclusivamente black, rock, house, disco-dance 70-80 e anche di musica italiana. Tutto questo ha avuto però una controindicazione, rispetto ad un DJ che propone un solo genere. Ho impiegato molto più tempo a farmi un nome ed essere un po’ conosciuto. Il mio spaziare è stato producente sotto l’aspetto lavorativo ma non mi ha caratterizzato musicalmente rispetto ad altri DJ che invece hanno impiegato poco a farsi conoscere grazie alla loro monotematicità, della quale hanno fatto un marchio di fabbrica.

 

A casa che cosa ascolti oggi, ancora sotto emergenza Covid?

Non ho molto tempo a disposizione ma quando posso ascolto molto rock, soprattutto quello degli anni ’70 e ’90, ma non disdegno la new wave degli anni ’80 a cui sono molto legato. Adoro inoltre farmi delle playlist su Spotify nelle quali metto quello che mi piace e quello che in qualche modo ha caratterizzato la mia vita in generale e come DJ, e poi mi piace riascoltare le cassette sopracitate.

E della tua collezione di vinili cosa ci dici? Quali sono i dischi ai quali sei più affezionato?

Tempo fa ho provato a fare un conteggio approssimativo, pensavo fossero un’infinità e invece mi sono reso conto che arrivavano più o meno ad 8.000. Sicuramente sono molto affezionato ai primi che ho comprato nel periodo 1987-1989, ai miei inizi, e poi a quelli che ho usato molto nei vari locali in cui ho lavorato. A volte ne prendo uno e mi torna in mente quando e dove l’ho comprato e magari un aneddoto ad esso legato. Li tengo curati in buste protettive di cellophane e divisi per anni e generi. Li ho sempre comprati e collezionati anche quando non si usavano più e si lavorava solo con i cd. Gestire e lavorare per tanti in un negozio di dischi mi ha aiutato molto ad alimentare questa passione.

 

Sei fra gli animatori di un gruppo che in Facebook sta spopolando. Quali sono gli ingredienti che hanno contribuito alla vostra popolarità?

Vent’anni di Roma by night 1980-1999 è stato fondato qualche anno fa da Massimiliano Baiocchi, ha avuto come tanti gruppi due-tre mesi di fuoco e poi si è un po’ affievolito. A febbraio dello scorso anno di comune accordo con Massimiliano, io e Corrado Rizza con l’avallo degli altri amministratori Paolo Micioni e Massimo Buonerba, abbiamo deciso di rilanciarlo e, complice anche la pandemia e il dover restare a casa, siamo riusciti nell’intento. Sicuramente i fattori più importanti sono stati il rendere partecipi tutti i protagonisti del periodo in questione ed il pubblicare spesso, permettendo un’interazione continua degli utenti. Ci lavoriamo molto andando a toccare tanti argomenti che riguardano la nightlife, cerchiamo di dare varietà negli argomenti di ciò che pubblichiamo ogni giorno e credo che gli iscritti abbiano percepito la passione che ci stiamo mettendo, Corrado, io ed Elisabetta Graziani, moderatrice e bravissima ricercatrice di reperti storici di quegli anni che, per forza di cose abbiamo allargato anche al periodo 70. Siamo partiti da 1.500 seguaci e oggi siamo a 17.000, è un bel risultato merito di tutti e non solo nostro.

Come immagini i prossimi mesi estivi per la musica a Roma e dintorni?

Chiaramente la sicurezza del pubblico di locali e concerti è fondamentale, sarà importante riprendere con la certezza di poterlo fare. Sono fiducioso, c’è tanta voglia di tornare al divertimento e tanto bisogno di lavorare per gli addetti di questo settore. Troveremo il modo di ricominciare al più presto con soluzioni valide ma sono tuttavia consapevole che i dancefloor a pieno regime saranno gli ultimi a riaprire i battenti. Quando qualcuno, esterno al nostro mondo, mi chiede quando ripartiranno i locali, rispondo sempre che il giorno che vedranno un dancefloor pieno di gente e senza mascherina sarà il chiaro segnale che questo brutto periodo sarà passato.

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