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Nel 472 d.C. l’ennesimo saccheggio depauperò la città di Roma e mise in ginocchio la popolazione: le violenze erano scaturite dall’azione militare che Ricimero, generale romano di origine gota e sveva che godeva di una straordinaria popolarità, mosse contro Roma per obbligare all’abdicazione Antemio, imperatore-marionetta da lui stesso posto sul trono.

Flavio Ricimero era un germano cristiano ariano, figlio di un principe degli Svevi e della figlia di Vallia, re dei Visigoti. Cresciuto presso la corte dell’imperatore romano d’Occidente Valentiniano III, Ricimero si distinse nelle numerose battaglie per il contenimento delle invasioni barbariche e scalò presto le gerarchie militari, divenendo un popolarissimo comandante delle legioni dell’Impero Romano d’Occidente. Inanellando vittorie su vittorie, il potere di Ricimero crebbe esponenzialmente, tanto da consentirgli una manipolazione della situazione politica imperiale per decenni. La critica situazione di vuoto politico che affliggeva l’Impero, infatti, gli consentì di acquisire prestigio politico: molto vicino alla famiglia imperiale, ottenne il titolo di Patrizio grazie non solo ai trionfi militari e al rinnovamento dell’esercito, ora composto da mercenari germanici, ma anche per le opere pubbliche di abbellimento che finanziò personalmente. Un esempio di quest’ultime è la chiesa di Sant’Agata dei Goti, consacrata da papa Gregorio I nel 593 e situata nel rione Monti.

Effettivo detentore del potere dagli anni 460 fino alla sua morte, Ricimero tirava le fila del potere da dietro le quinte, come una vera e propria un’eminenza grigia: pose sul trono svariati sovrani-fantoccio, tra cui Libio Severo. Alla morte di quest’ultimo Ricimero regnò da solo per un breve periodo, cui mise fine la scelta di Antemio per il ruolo di imperatore, posto sul trono dall’imperatore romano d’Oriente Leone I il Trace: nonostante non approvasse la scelta, il generale goto non poté che piegarsi al volere di Leone. Anzi, Ricimero si legò a doppio filo con il nuovo sovrano, sposandone la figlia, Alipia. Tuttavia, l’accordo matrimoniale e così il tacito patto con Antemio furono presto infranti: divenuto inutile poiché non incline a lasciarsi manipolare, Antemio divenne il bersaglio di suo genero Ricimero, che si preparò a discendere verso Roma per costringerlo alla deposizione.

Lo scontro tra le due personalità esplose all’inizio dell’anno 472 d.C., quando Leone I inviò in Occidente Anicio Olibrio con il pretesto di mettere pace tra Ricimero e Antemio e di trattare col re dei Vandali Genserico; in realtà, l’ambasciata era un modo di sbarazzarsi di Olibrio, presumibilmente in combutta coi Vandali, e di Ricimero. A testimoniarlo c’era il messaggio che Leone inviò in segreto ad Antemio in cui gli ordinava l’uccisione di Ricimero e Olibrio: la missiva finì però nelle mani avversarie, esacerbando il conflitto che da allora si condusse a viso scoperto. La reazione di Ricimero fu immediata: incoronò Olibrio anti-imperatore e diede inizio all’assedio di Roma, che si protrasse per cinque lunghi mesi, da febbraio a luglio. Dopo la penetrazione delle truppe di Ricimero, che aveva l’appoggio dei contingenti barbarici, Roma risultava spaccata a metà secondo le aree di influenza dei due belligeranti: Antemio era rifugiato presso il Palatino con i suoi sostenitori, mentre Ricimero riuscì presto a insediarsi nella zona fluviale di Trastevere. Grazie al controllo dei ponti e degli accessi del Tevere gli assedianti impedirono l’approvvigionamento di cibo e beni di prima necessità, condannando i romani alla fame e alle epidemie. Ben presto resistere divenne impossibile: soffocato nel sangue il tentativo disperato di assalto che Antemio mandò incontro a Ricimero, l’imperatore fu costretto a riparare presso la chiesa di San Crisogono, ma invano. Fu catturato e fatto decapitare da Ricimero l’11 luglio 472, durante le razzie. Il processo di definitivo tramonto di Roma subì un’accelerazione, dopo questi avvenimenti: solo quattro anni dopo, nel 476, l’Impero Romano d’Occidente si sarebbe sgretolato.

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