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Ah Trastevere, uno dei quartieri più belli di Roma, coi suoi sampietrini e la sua lunga storia. Ma voi la conoscete la leggenda della fons olei?
Descrivere Trastevere non è mai semplice; spiegarne la bellezza, conchiusa in viuzze e scorci, in panni stesi e piccole botteghe, è un compito sempre particolarmente arduo. Il rischio è di incartarsi, perdersi, attorcigliarsi come fa l’edera su alcuni suoi palazzi.

(Fonte: Sharewood)
Sarà per i muri, gli angoli ricchi di racconti, storie, tradizioni; sarà per il timore di deludere con una sola parola quel Trilussa e quel Belli che tanto la amarono, ma Trastevere eccede ad ogni possibile definizione. Così, ciò che ne resta alla fine sono una serie di meravigliose contraddizioni: multiculturale già dall’antica Roma, ma romana fin dentro il midollo; parzialmente isolata, ma simbolo della città eterna; caotica ma rassicurante e, infine, imponente ma genuina, complicata ma semplice. Perciò darne un resoconto storico è limitante: perché Trastevere per poter essere compresa ha bisogno di essere respirata, attraversata passo passo, osservata, vissuta.
Come non parlare di Santa Maria in Trastevere poi? Probabilmente la più antica chiesa di Roma, Santa Maria in Trastevere è una spettacolare e mastodontica costruzione, situata nella piazza omonima e risalente al III secolo. Facciata ornata da un bellissimo mosaico in oro, ispirato alla grande processione che nel medioevo si teneva a Roma la notte dell’Assunta, questa stupenda chiesa stupisce per architettura e dettagli, gli stessi che rapiscono lo sguardo ammirando l’abside interno, opera del Cavallini e raffigurante la “Vita della Vergine”.

(Fonte: Artepiù)
La Basilica fu protagonista nel corso degli anni di numerose aggiunte e sistemazioni: l’attuale architettura fu infatti portata a termine in epoche successive, utilizzando in parte materiali di scarto provenienti dalle Terme di Caracalla. Il pontefice che si occupò dei lavori non riuscì a vedere mai il compimento della sua opera, ma lasciò tuttavia i mezzi economici necessari per portar a termine i lavori. Così, ad esempio, il portico esterno, che ospita fregi e ornamenti dell’antica basilica, fu rimodellato intorno al ‘700 dallo sculture Carlo Fontana insieme alla balaustra e alle statue dei quattro papi.

(Fonte: Avvenire)
Il pregiato soffitto a lacunari intagliati e dorati su fondo policromo, con al centro l’immagine de “L’Assunta”, opera del Domenichino fu realizzato nel 1600 circa e il pavimento fu quasi del tutto ricostruito dall’architetto Vespignani, intorno al 1800.

(Fonte: TripAdvisor)
Insomma, un connubio perfetto di stili che Santa Maria in Trastevere indossa ancor oggi agli occhi dei suoi visitatori con elegante imponenza.
E pensare che proprio da questo terreno, in questo luogo così caro a Roma, un tempo sgorgò una strana sostanza: così racconta la leggenda della fons olei, basata su un curioso fenomeno che, secondo la tradizione, ebbe luogo qui circa 2.000 anni fa e decretò la costruzione della stessa Basilica. In quegli anni sorgeva nella Piazza un ospizio, munito di osteria, per i soldati in pensione, chiamato Taberna Meritoria.

(Fonte: Reliquiosamente)
Un giorno del 38 a.c. però cominciò a zampillare dal terreno un liquido scuro, dalle sembianze oleose, forse petrolio che, attraversando la piazza, andava a confluire direttamente nel vicino Tevere. Nel corso del tempo, fra le varie interpretazioni ne prevalsero due. Secondo alcuni cristiani l’origine della fonte era del tutto religiosa: preannunciava la venuta di Cristo e della sua grazia, di qui la necessaria realizzazione di una Chiesa che onorasse il prodigio.

(Fonte: Reliquiosamente)
Secondo altri, l’origine della fonte risaliva al primo imperatore di Roma. Pare infatti che egli amasse assistere alle naumachie, famose battaglie navali, svolte in apposite piazze, allagate per l’occasione (come accadeva per piazza Navona). In particolare, Augusto organizzava la sua naumachia proprio in Trastevere: per l’evento, aveva addirittura fatto costruire un acquedotto. Quest’ultimo però al contrario degli altri, non avendo altri scopi d’uso che il suggestivo gioco acquatico, raccoglieva acqua non potabile, dunque olidus, cioè sporca. Quindi, il termine fons olei deriverebbe soltanto dall’espressione fons olidus.
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