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Questa sera, 11 giugno, si sfideranno in campo le squadre nazionali di Italia e Turchia per aprire la fase a gironi degli Europei di calcio maschile… qualche millennio fa, nella stessa data, era in uso presso gli antichi romani festeggiare la dea Fortuna presso il Templum Fortunae in Foro Boario. Chissà che la coincidenza di date non sia di buon augurio per i nostri giocatori schierati in campo!
Il calendario pregiuliano, in uso nell’antica Roma fino all’introduzione del calendario giuliano nel 46 a.C., era fittissimo di festività, giochi e manifestazioni in date che coprivano quasi interamente l’arco dell’anno e celebrate in onore a divinità facenti parte del pantheon sincretico della religione romana. Non di rado le festività finivano con il sovrapporsi, ma questo non rappresentava affatto un problema: semplicemente, la festa raddoppiava!
È questo, infatti, il caso dell’omaggio alla personificazione femminile della Fortuna, poiché la data prevista per la celebrazione, ossia l’11 giugno, ricadeva in un più lungo periodo delle solennità dedicate a Vesta, che si svolgevano dal 9 al 15 giugno e segnavano l’inizio del nuovo anno. Più che di festa, dovremmo parlare di anniversario o, in latino, dedicatio della costruzione del tempio alla dea Fortuna nel Foro Boario: era questa l’occasione che veniva ricordata l’11 giugno dagli antichi romani.

Il luogo prescelto per l’edificazione era un’area sacra e commerciale, situata lungo le rive del fiume Tevere e tra i colli Campidoglio, Palatino e Aventino, che prendeva il nome dal mercato del bestiame che vi si teneva regolarmente. Sembra che il tempio sia stato fatto erigere da Servio Tullio, il sesto re di Roma, che regnò dal 578 a.C. al 535 a.C., che per primo introdusse il culto, antichissimo e di origini italiche, della dea Fortuna a Roma. Servio Tullio fu così straordinariamente favorito in vita dalla Fortuna da dedicarle più di venticinque templi solo nella capitale! Questa devozione fece nascere la leggenda secondo cui la dea Fortuna avesse amato il re latino, sgattaiolando nella sua stanza a notte fonda: il piccolo aneddoto mitologico spiegherebbe così la presenza di una statua del re Servio Tullio eretta nel tempio della Dea.
Con così tanti templi a lei dedicati, il nome della dea Fortuna era spesso seguito dalle epiclesi più diverse. Uno dei più celebri è l’aggettivo “Virile”: l’epiteto derivava dal fatto che i cittadini romani tra i quindici e i diciassette anni lasciavano presso il luogo sacro nel Foro Boario la loro toga praetexta per indossare la toga virilis, segnando simbolicamente il loro ingresso nell’età adulta.

Il tempio alla dea Fortuna nel Foro Boario fu però riconvertito per celebrare un nuovo culto, derivativo da quello originale: Fortuna, dea della pudicizia e della fecondità assimilabile alla Tiche greca, si trasformò poi in Mater Matuta, che presiedeva al sorgere del sole e quindi era protettrice della nascita degli uomini e di tutte le cose e che ereditò da Fortuna gli attributi di abbondanza e propiziazione. Plutarco scrive che i festeggiamenti in onore di Mater Matuta sarebbero stati istituiti dal dictator Camillo: nel 396 a.C., egli avrebbe fatto anche costruire un tempio per adempiere al voto fatto alla dea, che gli avrebbe concesso la vittoria contro i Falisci.
Anche il giorno fissato per celebrarne la dedicatio rimase l’11 giugno: i festeggiamenti divennero noti sotto il nome di Maternalia o Feriae Matronali, poiché la maternità era caratteristica imprescindibile della nuova dea, spesso raffigurata con il figlio Portunus in braccio. La cerimonia, cui potevano partecipare esclusivamente le donne libere, dunque le matrone, era costituita dalla recitazione di preghiere e da offerte votive sull’altare della dea.
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