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Siamo nati con la convinzione che i membri della Chiesa non possano sposarsi o fare figli. In realtà molto
tempo prima tutto questo era concesso, ma andiamo a scoprire qualcosa di più nel dettaglio.
Ai tempi delle Sacre Scritture era concesso ai membri della Chiesa di avere una moglie e dei figli. Lo stesso San Pietro, il primo papa della storia, era sposato. Avere una moglie era quindi una cosa normale ma soprattutto concessa. In cambio però era richiesta una vita di castità e questo era scritto anche nelle lettere che San Paolo mandava in giro per il mondo, nelle quali chiedeva a vescovi e presbiteri una vita semplice, nella quale non era possibile godere dei meriti che la carica ecclesiale concedeva.
Il concetto di continenza è presente anche nel Concilio di Elvira del 306, che vieta ai membri ecclesiali di avere rapporti sessuali e di fare figli, ma permette loro di avere comunque una compagna. Un ecclesiale doveva dedicare totalmente corpo ed anima al proprio dio e non poteva permettersi di certo di dedicarlo alla propria moglie.

La storia però, insegna che le regole dettate dai canoni non vengono del tutto rispettate. Non sono pochi infatti i membri della chiesa che nel tempo si sono concessi delle eccezioni e che quindi erano ricchi di beni, donne e in alcuni casi anche giovani uomini. Si racconta ad esempio di papa Damaso, che al momento della sua elezione aveva disconosciuto moglie e figli ma che poi aveva avuto una vita sessuale molto attiva, piena di donne ma soprattutto di sacerdoti, che erano chiamati come mogli dei papi. Le sue azioni però una volta denunciate hanno portato il papa ad essere condannato a morte, dalla quale si salvò grazie all’imperatore Graziano. La cosa divertente però è che il papa successivamente venne anche canonizzato in quanto fece sì che l’imperatore Teodosio I imponesse il cristianesimo come unica religione.
Anche papa Adriano II rappresentava un’ulteriore eccezione, in quanto aveva una moglie e soprattutto una figlia che viveva insieme a lui nel Laterano.
Il peggio però avvenne intorno al 1100 in un periodo chiamato come “Secolo Oscuro” nel quale i membri ecclesiali dimenticarono cosa volesse dire avere una vita pura e povera. Era il periodo della vendita delle indulgenze, in cui i membri del clero in cambio di denaro o beni garantivano prestazioni al re oppure ai signori feudali. Vivevano nella lussuria e nel sesso diventando spesso oggetto di scandalo e di condanna per atti osceni.

I princìpi stabiliti sin dai tempi storici erano così andati in fumo e di conseguenza era necessario creare delle regole più rigide per riportare i costumi della Chiesa alla normalità, cancellando i suoi grandi vizi. L’acquisto e la vendita di azioni da parte degli ecclesiasti e l’adulterio iniziarono quindi ad essere illegali grazie a papa Gregorio VII e Leone IX.
Tutto questo però non bastava a riportare la Chiesa a ciò che era un tempo. Servirà infatti il Concilio Lateranense del 1139 a rendere illeciti ed invalidi i matrimoni dei membri del clero. Secondo questo concilio però, chi era già sposato poteva ancora esercitare una carica ecclesiale, purché vi fosse anche il consenso della moglie. Quest’ultima regola era già stata applicata molto tempo prima nella religione cristiano ortodossa, grazie al Concilio Trullano del 689, che però nella religione cristiano cattolica non aveva valore.
Sarà invece il Concilio di Trento del 1545 ad obbligare i membri della Chiesa ad essere celibi a vita ed a vivere in modo sobrio e controllato. Una regola che nei secoli sarà continuamente ribadita affinché la Chiesa potesse avere un certo autocontrollo, senza macchiarsi di abusi e vizi attraverso la libertà delle sue azioni.

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