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Il legame tra l’Impero romano e la Romania nella mostra Dacia, l’ultima frontiera della romanità, visitabile al Museo Nazionale romano con oltre 1000 opere esposte che ripercorrono circa 1500 anni di storia
Nelle aule delle terme di Diocleziano presso il Museo Nazionale Romano fino al 21 aprile è visitabile la mostra Dacia, l’ultima frontiera della romanità, la più grande esposizione di reperti archeologici organizzata dalla Romania all’estero negli ultimi decenni con lo scopo di ripercorrere lo sviluppo storico e culturale del proprio territorio nell’arco di oltre millecinquecento anni con oltre 1000 opere esposte per la prima volta in Italia, a saldare i rapporti bilaterali tra i due Stati in occasione di due anniversari importanti, i 15 anni dalla firma del Partenariato Strategico Consolidato tra la Romania e l’Italia e 150 anni dalla costituzione della prima agenzia diplomatica della Romania in Italia.
La posizione geografica e l’abbondanza di risorse ha reso la Romania un terreno di molti contatti e scambi tra l’Europa e l’Asia. Il percorso espositivo si apre con il calco di una scena scolpita sulla Colonna Traiana, che ritrae tre arcieri Daci che tengono sotto tiro i Romani assediati all’interno di una città e che l’archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli fece colorare agli inizi degli anni ’70, dimostrando così l’esistenza del colore nell’architettura dell’antichità imperiale romana. Ancora presenti il tesoro gotico di Pietroasele del IV secolo, alcuni elmi celtici, il Serpente Glykon da Tomis, un demone in grado di guarire le epidemie.
Tanti reperti con cui è possibile scoprire il costume locale, dall’artigianato a oggetti di uso comune alla religione, da ceramiche a gioielli. Tema costante delle sezioni è l’intreccio di culture, che spiega la Romanità di frontiera. Dopo la conquista del territorio da parte di Traiano e l’annessione all’Impero, è raccontato poi come la Dacia si inserisce nelle reti culturali ellenistiche del Mediterraneo, da Alessandro Magno ai popoli barbarici. Il ruolo della cristianizzazione e la diffusione della lingua latina giocheranno un ruolo decisivo per mantenere forte l’eredità romana nel territorio.
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