Caricamento...

Dj Osso si racconta, dalla Happy Music a Dj Osso Radio


Nato a Roma il 23 Aprile 1972, inizia a sentirsi dj già a 13 anni. Nel 1991 debutta con tre amici in una piccola radio: quei tre si sarebbero chiamati presto Trio Medusa. Nelle discoteche è un campione della Happy Music, ogni sua serata è una festa di balli e canti popolari.

Partiamo dall’inizio. Come nasce il disc jockey “Osso”?

Ho iniziato per gioco con un mio amico del liceo, lui si comprò i due piatti (non i 1200 perché costavano troppo) con un mixer (un BIC). Misi le mani per la prima volta su quella consolle e rimasi fulminato, fu amore a prima vista. Era il 1986, avevo 14 anni, da lì iniziai ad organizzare feste nei garage e nelle case di amici nel quartiere Casetta Mattei. Mettevo musica commerciale con aggiunta di rap e colonne sonore dei cartoni animati. Una cosa per pochi intimi, ma ci divertivamo.

Poi incappasti in tre simpatici amici che oggi conosciamo tutti come Trio Medusa. Come vi siete conosciuti e come avete iniziato?

Io conoscevo Furio perchè eravamo nella stessa comitiva e frequentavamo lo stesso liceo, lo Scientifico Malpighi a Buon Pastore. Grazie a Furio conobbi Giorgio e Gabriele. Loro tre decisero di fare un programma radiofonico basato sulle sigle dei cartoni animati che si chiamava A Me Lo Fai Grosso, in una piccolissima radio locale, Radio Spazio Aperto. Avendo bisogno di un fonico, Furio mi chiamò proprio perché nelle feste mixavo la musica dei cartoni animati. Così tutto ebbe inizio, per gioco.

1992 ed i Cartoon Party. Un format geniale che vi lanciò per un lungo periodo soprattutto in un locale romano

Il Cartoon Party nacque per puro divertimento. Inventammo questo format a base di sigle di cartoni che ebbe poi un successo clamoroso. Per circa 13 anni è stato fatto all’Alpheus, perché ci serviva un locale con un palco e la possibilità di avere un collegamento video da mandare su grande schermo. Praticamente già in quegli anni riuscivamo a far vedere ciò che si sentiva in musica. Il tema era particolare: non era una festa da discoteca, non era teatro e neanche cabaret. Praticamente ci mascheravamo sul palco e usavamo le sigle dei cartoni animati per parlare di fatti reali accaduti. Un esempio? Per il tema doping nello sport ci mascheravamo da Holly e Benji (con relativa sigla) e ci mettevamo dei siringoni finti sulle braccia, ovviamente spiegando anche in voce ciò che stava succedendo. È stata un’esperienza unica ed irripetibile.

Nasci con la musica rap di fine anni ottanta e collezioni sigle. Ma quali dischi sei più affezionato?

Colleziono vinili delle sigle dei cartoni e televisive (ne ho tantissime) ma i dischi a cui sono più affezionato sono il 45 giri di Ufo Robot (autografato da Vince Tempera ed Albertelli) ed il 33 dei Public Enemy, It Takes a Nation of Millions to Hold us Back, un album che mi ha cambiato la vita.

Sei stato dj resident per tanti locali romani. A quale sei rimasto più affezionato e quale avrebbe meritato più successo?

Ne ho girati veramente tanti ma quelli a cui sono rimasto più affezionato sono due, in primo luogo l’Heaven, a Piramide; questo posto non era solo un locale ma una famiglia, dove ho avuto l’onore di suonare insieme a Faber Cucchetti (idolo della mia infanzia) e a Eddy Rox con cui sono rimasto veramente amico. Poi il Sotto Sotto, un piccolo locale nato cocktail bar, che ho voluto far diventare locale da ballo. Si trovava a Testaccio. Lì ho potuto fare ciò che avevo in testa: mischiare tutti i generi. Proprio a questo locale devo la mia entrata a m2o. Poi ho un bellissimo ricordo del Cosmopolitan (zona Porta Portese), ma purtroppo non durò tanto.

Con m2o invece hai girato l’Italia. Che differenze hai trovato nelle varie località rispetto al pubblico capitolino?

Le differenze ci sono ed anche tante. Oltre le hit commerciali che vanno sempre bene in qualsiasi posto, la differenza sta nella scelta della musica cosiddetta “secondaria”. Lavorando con un genere chiamato “Happy”, so benissimo che c’è tanta differenza tra regione e regione, soprattutto tra nord e sud. Il target del club fa la differenza per una scelta più o meno vintage, ma diciamo che il pubblico romano segue sempre la tendenza attuale, è un pubblico molto semplice per la mia esperienza. Ma posso dire che gli anni ‘90 funzionano ovunque con grandi e piccoli.

Come sei entrato a far parte di m2o e come è terminata la vostra collaborazione?

Ad m2o entrai per caso, mi ascoltarono al Sotto Sotto ed il direttore dell’epoca, Fabrizio Tamburini, ebbe l’idea ed il coraggio di proporre questo prodotto che mischiava Goldrake e Bob Sinclar per radio. Era settembre 2005 quando andò in onda la prima pillola di Happy Music (appellativo coniato da noi, visto che prima il genere veniva chiamato divertentismo). La fine di questo percorso durato 13 anni è stato molto doloroso e inaspettato, visto che avevo il programma più seguito della radio (insieme a quello di Dino Brown). A dicembre 2018 arrivò Albertino a dirigere m2o e d’accordo con la proprietà decise di resettare completamente tutto, mandando via tutti. Del resto preferisco non parlarne…

Dal 2019 hai traslocato in Rai, sei in onda su Radio2 nel weekend. Come si è creato questo nuovo team per “Tutti Nudi”?

Fortunatamente si chiude una porta e si apre un portone. Lavorare in Rai è un’esperienza incredibile, offre cose che altre emittenti non possono (mi sono ritrovato a Sanremo a trasmettere in diretta dalla piazza del teatro Ariston). Il trio di Tutti Nudi è stato ideato da me ed approvato immediatamente da Pippo Lorusso. Proprio con Pippo stavamo preparando delle demo da inviare ad altre radio ed un giorno mi arriva un bellissimo messaggio da Antonio Mezzancella, lì mi si è accesa la lampadina ed ho pensato ad un programma composto da soggetti artisticamente diversi ma incastrabili tra loro: un conduttore, un imitatore ed un dj… Sembra l’inizio di una barzelletta! Ci siamo subito trovati, siamo persone molto semplici, con tanta voglia di fare. Con Pippo siamo amici da molti anni ed Antonio si è inserito da grande professionista e uomo qual è. Tutti e tre ci siamo messi all’opera, mandando una demo a Rai Radio2 di 5 minuti. Il risultato è quello attuale… tre amici che si divertono come pazzi nel weekend dalle 13,45 alle 16. Siamo molto felici di come stanno andando le cose.

Hai dichiarato che non ami l’ordine. Come ti raccapezzi nella marea di musica che riproponi e maneggi?

Non amo l’ordine radiofonico, sempre tutto uguale, stessi orari, stesse cose. È tutto molto ripetitivo mentre credo che l’ascoltatore abbia voglia di essere stupito e spiazzato. Il mio è un ordine sonoro che non prescinde dal genere musicale che metto. In poche parole nel mio modo di concepire la musica sembra tutto disordinato, ma quando poi accosto i Black Eyed Peas a Sampei si può notare la logica delle note musicali. Quello è il disordine che amo: accostare generi musicali diversi ma ordinati in chiave melodica.

Fra i tuoi miti professionali romani menzioni Zappalà, Prezioso e Cucchetti. Per cosa ti hanno affascinato ed ispirato?

Ero amante del DMC, dello scratch, dei tagli fatti sui pezzi. Queste tre persone sono state e sono ancora fonte d’ispirazione. Di Francesco Zappalà e Giorgio Prezioso mi sono innamorato vedendoli più volte dal vivo. Loro per me rappresentano tecnica, estro, velocità, intuizione. Quando andavo nei locali dove suonavano stavo per ore a guardarli, cercando di capire cosa facevano e perché lo facevano; poi a casa cercavo di imitarli ma con scarsi risultati. Di Faber Cucchetti ero innamorato dai tempi di Dimensione Dance, lui era la fonte delle mie prove e dei cambi da proporre in queste piccole feste che facevo. Per me lui è l’altro Cecchetto d’Italia, era sempre due passi avanti a tutti per le cose da proporre sia livello musicale che a livello artistico. Ci metto un quarto, un americano: Dj Jazzy Jeff (per chi non lo conoscesse è Jazz in Willy il Principe di Bel Air), un fenomeno vero!

Hai frequentato lo stesso liceo di Jovanotti (Scientifico Malpighi). Sappiamo che lo andavi a trovare là dove debuttò

Con Jovanotti abbiamo frequentato lo stesso liceo (mio padre è stato anche il suo  professore di educazione fisica). Ho dei ricordi sbiaditi di quel tempo ma ricordo benissimo quando lo andavamo a trovare a Radio Jolly con i miei amici (se non sbaglio anno ’86, ’87 forse). Anche del Veleno ho dei ricordi sbiaditi (sono vecchio ormai) ma lo ricordo che rappava, parlava, mixava e faceva beat box sulle note di Walk this Way dei Run DMC ed altra roba rap.
Figata pazzesca. Quanti soldi spesi per quei dischi che passava…!

A proposito di Roma. Cosa ci dici di Talk Radio e del tuo capitolo con Michele Plastino?

Fu un momento molto felice della mia vita. Approdai a Talk Radio insieme al Trio Medusa dopo un’esperienza in piccole radio locali. Andavamo in onda il giovedì sera per due ore. Passavamo tutta la settimana a preparare la puntata, usavamo i primi computer per montare le rubriche che registravamo, passavamo ore al montaggio perché non c’erano i programmi di adesso.
Michele è stato sempre molto gentile e carino, ci aveva preso in simpatia e noi ovviamente ci scherzavamo sopra prendendolo in giro anche nella diretta sotto le spoglie di personaggi che inventavamo. Abbiamo ancora le cassette di tantissime puntate che ogni tanto risento con tanto piacere e penso: 4 “cazzaroni” eravamo e 4 “cazzaroni” siamo rimasti… Meglio così!

Hai una passione per il calcio, ti abbiamo visto in campo giocare molto bene con la Nazionale Calcio dj

Lo sport è l’altra parte importante della mia vita, tutti i miei familiari sono stati professori di educazione fisica ed anch’io ho fatto l’ISEF. Innamorato sin da piccolo del calcio, ho fatto tutte le giovanili nella Lazio (erano i tempi di Chinaglia e Morrone) anche se tifoso della Roma. A 17 anni ho conosciuto il calcio a 5 e da lì ho iniziato una nuova carriera giocando per tredici anni in Serie A, esordendo in Nazionale e Coppa Campioni. Bellissimi tempi, rovinati però da diversi infortuni gravi. Con l’avvento ad m2o sono tornato a giocare grazie alla Nazionale Dj capitanata dal grande Guido Gheri. Tante partite di beneficenza con un gruppo meraviglioso composto da bravi ragazzi. Bellissima esperienza!

Alla fine dello scorso ottobre hai finalmente battezzato la tua radio personale, è on line Dj Osso Radio!

Ho iniziato a lavorare a questo progetto da maggio 2019. Una radio mixata da me per 24h al giorno, con il mio modo di far uscire musica dalle casse. Una follia ma posso farcela, mi son detto! Il 31 ottobre 2020 alle 5 del mattino è nata finalmente Dj Osso Radio, tanto sudore, una marea di ore a mixare, a comporre jingle e quant’altro. Anche un investimento a livello economico non indifferente ma gli ascoltatori, sin da subito, sono stati tantissimi (e chi se lo aspettava?!) e questo mi ripaga di tutto. Tanti i ringraziamenti che ricevo, ogni giorno: da locali, da ambulanze, da persone con handicap, da chi è giù di morale, da chi corre… Insomma ascoltatori di ogni tipo! Una soddisfazione enorme sapere che ciò che faccio serve alle persone, soprattutto in questo brutto momento. La messa in onda è stata emozionante, una radio fatta da me per cercare di rendere felice gli altri! Le dedico molto tempo al giorno confezionando nuovo materiale e non so dove e come andrà a finire questo progetto. Sono già stato contattato da chi vorrebbe metterci pubblicità, da televisioni per metterla in video, ma per ora voglia tenerla pura com’è concepita nella mia testa.

Da tanti anni le grandi radio tradizionali sono tutte “format”. Ipotizzando di dirigere un network, come sfideresti la concorrenza?

La radio è diventata piatta, sono pochi i programmi che fanno la differenza, prendo il Trio Medusa, Lo Zoo Di 105 e La Zanzara.
Ho preso tre programmi diversi ma che in comune hanno una spiccata personalità ed originalità. Credo che il segreto sia proprio quello. La differenza secondo me si può fare sia a livello musicale che di confezione radiofonica, tutte le radio offrono lo stesso brodo (escludo le radio a tema) nella programmazione musicale, forse anche per un discorso di etichette discografiche. Proporre qualcosa di diverso piace, lo dico per esperienza personale e numeri alla mano, ma credo che manchino proprio quelle cose: personalità ed originalità!

Infine, un tuo buon proposito per il post-Covid?

Mi piacerebbe organizzare delle serate di beneficenza (quella vera però) in favore di chi in questo periodo ha veramente sofferto. Ed in ultimo… Fateme fa’ una serata, che nun vedo l’ora!

 

L’intervista è stata realizzata da Faber Cucchetti