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I Floralia erano giorni di festa nell’Antica Roma per celebrare la protettrice dei boccioli ed erano all’insegna di cerimonie sfrenate, tra rappresentazioni teatrali piccanti e giochi nel Circo Massimo con caccia ad animali domestici
Dal 28 aprile al 3 maggio nell’Antica Roma si celebravano i Floralia, giochi in onore di Flora, dea romana e italica, fu protettrice della fioritura dei cereali, delle piante utili all’alimentazione, come i vigneti o alberi da frutto. La prima celebrazione di questi ludi risale al 238 a.C., con la dedica del santuario del Circo per mezzo degli edili plebei come responso della consultazione dei Libri sibillini a causa di una carestia che affliggeva la città da tre anni. Furono abbandonati finché non furono ripresi nel 173 a.C. in seguito a una nuova carestia. Oltre ai giochi a rendere caratteristici questi ludi erano cerimonie sfrenate e orgiastiche di tema pastorale, con profusione di bevute e scherzi.
Nei primi cinque giorni spazio alle rappresentazioni teatrali mentre i giochi si svolgevano nell’ultimo al Circo Massimo, con la caccia ad animali domestici come capre e lepri. Le donne erano vestite con colori sgargianti, mentre gli uomini decoravano il capo di ghirlande di fiori. Le attrici delle rappresentazioni di mimo si spogliavano dietro richiesta degli spettatori facendo la nudatio mimarum. Infine semi di fave e di lupini venivano sparsi in offerta propiziatoria, offrendoli a Flora, considerata anche Dea della Fertilità.
La festività fu confermata da Gaio Giulio Cesare in occasione della sua riforma del calendario. Il carattere provocatorio dei Floralia, con l’esibizione delle prostitute che si denudano a teatro fra gli schiamazzi del pubblico, indicherebbe nella mentalità politeista romana-italica un legame metafisico tra la sessualità umana e la fertilità vegetale, per cui stimolando l’una attraverso il rituale sacro, si stimolerebbe anche l’altra.
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