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I Meditrinalia erano la festa della fine della vendemmia nell’Antica Roma con un rito di purificazione che consistevano nel consumo di vino, che assumeva connotazioni sacre, in quanto ritenuto sangue divino in grado di guarire dai mali
L’11 ottobre nell’Antica Roma si celebravano i Meditrinalia, festa della fine della vendemmia. Come fonte storiche, oltre ai calendari, abbiamo il grammatico Sesto Pompeo Festo e lo storico Varrone, i quali ricordano che in tale occasione si recitano tali versi prima di bere: Bevo vino vecchio e nuovo, pongo rimedio ad un male vecchio e nuovo. Il primo ci dice inoltre che Meditrina era la dea romana della salute e della longevità ma della sua esistenza non abbiamo in realtà prove.
In questa giornata il sacrificio del pane e del vino avveniva attraverso il loro consumo e veniva servito come se rappresentasse il corpo e il sangue di questa divinità. Era un rituale davvero importante per gli antichi romani, perché sembrava permettere alle persone di poter guarire da alcuni mali. Era poi la festa durante la quale si assaggiava il vino nuovo, che veniva mischiato con il mosto dell’anno precedente e che riusciva a rinforzare il corpo.
Questo potere taumaturgico lo ritroviamo anche in altri riti pagani. Ci sono studiosi che ritengono che Meditrina, termine dal significato etimologico di guaritrice, non fosse una dea ma una caratteristica della Grande Madre, portatrice di vita e di nutrimento. Per questo motivo il vino assumeva una connotazione sacra, in quanto equiparato al sangue offerto dalla divinità, e di conseguenza capace di porre fine a ogni tipo di sofferenza umana.
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