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Nel mese di aprile nell’Antica Roma si celebravano le Megalesia, festività in onore della Grande Madre Cibele, scopriamo le sue origini e in cosa consistevano queste celebrazioni
Nel mese di aprile nell’Antica Roma si celebravano le Megalesia, festività in onore della Grande Madre Cibele, la cui pietra nera era stata portata nella Città Eterna da Pessinunte nel 204 a.C. con una lunga processione a partire proprio dal punto in cui era approdata la nave e fino al Campidoglio. Ma i riti iniziarono dodici anni dopo, quando fu completato sul colle Palatino il tempio della Magna Mater, di cui oggi sono visibili solo i resti del basamento.
La festa aveva una durata di sei giorni, con inizio il 4 aprile con giochi scenici che si tenevano all’inizio sul Palatino di fronte al tempio delle dea e poi anche nei teatri. Il giorno dedicato ai ludi scenici era il terzo, era vietata la partecipazione agli schiavi, mentre i magistrati indossavano una toga praetexta viola. I giochi erano sotto la sovrintendenza degli edili curuli e si sa che quattro delle opere esistenti di Terenzio furono rappresentate nell’occasione di queste celebrazioni.
Rito fondamentale consisteva nel Taurobolio, il sacrificio di un toro, con un sacerdote che era collocato in una fossa chiusa con asse di legno bucate dove veniva sgozzato l’animale, il cui sangue colava attraverso le fessure bagnandolo l’uomo che si mostrava così insanguinato a simboleggiare la rinascita spirituale e la benedizione della dea. In epoca imperiale, il ruolo della Grande Madre, la cui morte e resurrezione simboleggiava il ciclo vegetativo della primavera, si accentuò gradualmente, dando al culto una connotazione misterica tanto da divenire una religione autonoma.
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